Premessa: è piuttosto inaccettabile che nel 2019 una partita di hockey su ghiaccio – ci riferiamo al derby tra Ambrì-Piotta e Lugano del 23 novembre – si debba giocare in tali condizioni. Le pozze d’acqua, con la “pioggia” che cadeva dal tetto della Valascia, sono state una brutta immagine per tutto l’hockey Svizzero.

Tuttavia, lasciateci dire che a noi un pò queste “scene” mancheranno.

Per due ore infatti, abbiamo potuto vivere scene che nell’hockey moderno non si vedranno ormai più. Nell’hockey moderno fatto di calendari assurdi, di trasferimenti anticipati con mesi e mesi di anticipo e di puro business, a noi mancheranno queste scene se vogliamo quasi “rusticane”.

La partita andata in scena alla Valascia, che complessivamente è stata emozionante ma con tutto il rispetto di basso livello vinta comunque più che meritatamente dall’Ambrì-Piotta, ci ha ricordato una di quelle serate passate a giocare ad hockey su una pista improvvisata in qualche paesino sperduto. Quando l’inverno si poteva ancora chiamare inverno ed il ghiaccio si formava un pò ovunque.

Quelle serate passate cercando di non far passare il disco “sul lato sinistro” perché, in quel caso, lo stesso disco si sarebbe inesorabilmente fermato. E quelle serate al termine delle quali si rincasava completamente bagnati fradici. Ma felici.

Felici così come buona parte degli spettatori presenti sabato sera alla Valascia, che hanno potuto festeggiare una seconda vittoria consecutiva contro i “cugini” del Lugano.

E felici così come tutti quelli che, almeno una volta nella vita, alla pista della Valascia ci hanno passato una serata.

È una pista angusta, fredda… ma che trasuda storia da tutti i pori, anche da quelli che hanno permesso le infiltrazioni d’acqua sabato sera.

Una pista che tra pochi anni non ci sarà più, rimpiazzata – finalmente oppure no… – da una struttura moderna e adatta all’hockey professionistico. Una struttura all’avanguardia, che dovrebbe permettere all’Ambrì-Piotta di incrementare le sue entrate e così stabilizzarsi ulteriormente nel campionato di massimo livello dell’hockey Svizzero.

Eppure , lasciatecelo dire ancora una volta. A noi, pur se da neutrali, la Valascia mancherà.

Perché con essa, se ne andrà anche uno degli ultimi pezzi dell’hockey che fù. Quell’hockey certamente di più basso livello rispetto a quello attuale, ma quello quando forse tutto era più reale. Quando si giocavano le partite più con l’istinto che con l’organizzazione difensiva.

Quello quando era tutto più vero. Proprio come quelle pozzette che si sono formate Sabato sera, 23 novembre 2019, alla pista della Valascia.

Ora intendiamoci, noi amiamo l’hockey su ghiaccio in tutto e per tutto. Lo riteniamo, semplicemente, lo sport più bello del mondo. Lo era, lo è e lo sarà sempre. Inoltre, è giusto guardare avanti e non indietro.

Però non vorremmo che questo sport meraviglioso diventi come il calcio, dove nei campionati principali praticamente tutto ruota intorno alla Champions League ed in altre parole al dio denaro… dove i giocatori sono quasi più “modelli o icone” piuttosto che calciatori veri e propri… dove tutti i nuovi stadi costruiti sono ormai uguali, belli quanto si vuole ma senza una vera e propria anima… dove i professionisti si lamentano per un filo d’erba alto un millimetro in più rispetto al regolamento, e dove una chiazza di terra viene definita una scandalo…

No, noi vorremmo che nell’hockey del futuro ci sia spazio ancora, metaforicamente, anche per una Valascia. Con le sue pozze d’acque annesse, ovviamente.

Siamo troppo nostalgici o addirittura retrogradi dite? Forse. Ma, con tutto l’affetto possibile, crediamo che “relitti storici” come appunto la Valascia, come la vecchia Resega con quel tubo in mezzo alla curva che impediva di vedere la partita, come la vetusta Patinoire St. Léonard di Friborgo, come les Vernets di Ginevra poco accattivante esteticamente, come la vecchia Schluefweg di Kloten con quei gradini di cemento orrendi, come la vecchia Malley di Losanna con il suo ambiente infuocato, come il vecchio Eisstadion di Bienne… e così via, non dovrebbero essere dimenticati.

Perché, volenti o nolenti, business o no business, chi ha avuto la fortuna – o la sfortuna – di prendere tanto freddo in questi impianti, ha un ricordo indelebile che tra le altre cose ha fatto innamorare di questo sport meraviglioso.

Ed allora… lunga vita alla nuova e fantastica Vaudoise Arena, lunga vita alla nuova BCF Arena che sarà completata per la prossima stagione e sembra diventare una meraviglia, lunga vita all’hockey moderno ed allo spettacolo.

Ma lunga vita anche alle tradizioni ed alla Valascia! Con le sue pozze d’acqua, ovviamente.

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