Intervista – Sébastien Reuille “La mia carriera? Bella… sì, una bella carriera!”

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L’altro giorno abbiamo pubblicato un articolo su Sébastien Reuille, nel quale avevamo ripercorso brevemente la sua carriera fatta di oltre 1’000 partite di National League.

È ora tempo, come promesso, di pubblicare l’intervista che abbiamo realizzato con lui. È stata una mattina indimenticabile per me. Infatti, non capita tutti i giorni la possiblità di incontrare personalmente una leggenda dell’hockey Svizzero come Sébastien Reuille. L’incontro si è trasformato in una piacevole chiacchierata di alcune ore… durante le quali abbiamo potuto realmente apprezzare Sébastien come ex-giocatore e come grande uomo!

Un uomo disponibilissimo e gentile. Un uomo dai modi molto educati ma che riesce a sprigionare una quantintà infinità di personalità e carisma. Un uomo che non si ferma mai e che ha migliaia di storie da raccontare. Alcune, le ha condivise con noi e con voi.

Vi proponiamo pertanto l’intervista fatta con lui. Un’intervista nella quale ripercorriamo alcuni momenti della sua carriera e nella quale abbiamo anche voluto cercare di conoscere meglio il personaggio. È un pò lunga, poteva esserlo ancora di più… Grazie mille, Séba!

INTERVISTA CON SEBASTIÉN REUILLE

Prefazione: perché hai iniziato a giocare a hockey?

Mio papà era un portiere di hockey su ghiaccio ed io sono sceso sul ghiaccio per la prima volta relativamente presto. Tra l’altro, mio papà è stato pure portiere dell’HC Lugano negli anni ’80… se non ricordo male, ha giocato per i Bianconeri nella prima stagione dopo la promozione in LNA. Questo, mi ha permesso di vivere in Ticino un anno quando ero piccolo. Detto questo, con il passare degli anni e visto e considerato che spesso giocavo nelle categorie superiori a quella della mia età, è iniziata a farsi spazio nella mia testa l’idea di poter diventare professionista. E così alla fine è stato, grazie anche al supporto dei miei genitori.

Più di 1’000 partite di LNA… in altre parole, stiamo parlando con una leggenda di questo fantastico sport. Ti ricordi il tuo debutto con il Kloten durante la stagione 1998-99? Quali erano i tuoi sentimenti quel giorno?

Mi ricordo molto bene della mia prima partita in LNA. A dire il vero, è stato un caso un pò strano. Ero una sera ad una partita del Kloten in curva con alcuni miei compagni degli Juniori Elite… durante quella partita, Felix Hollenstein subì un brutto colpo che lo lasciò incosciente sul ghiaccio. La stessa sera, ho ricevuto un sms da un collaboratore dell’allenatore… mi chiedeva di raggiungere la prima squadra in vista della partita successiva contro il Davos programmata per due giorni dopo. Non giocai molto in quella partita… feci solamente alcuni campi. Mi ricordo pure di aver provato a fare qualche “giochetto” che era riuscito! Per riassumere, ho provato emozioni molto forti. Anche se avevo i piedi molto ben piantati per terra. Questo soprattutto grazie a mio papà, che mi fece ben capire come l’esordio in LNA non era altro che un primo passo. Il mio primo gol in LNA per contro, è stato segnato dopo un aggiramento della porta… in tedesco, si dice fare un “bubetrickli”.

Dall’inizio, alla fine… dalla tua prima partita alla tua ultima. Quali le tue sensazioni durante, e soprattutto dopo, l’ultima partita?

In realtà non ho giocato moltissimo negli ultimi playoff… ma ho avuto comunque le mie opportunità. E se non sbaglio, ero in pista proprio durante l’azione che ha portato all’ultimo gol dello Zugo che ha messo fine alla nostra stagione e pure alla mia carriera. (Sì, te lo confermiamo, eri in pista… e per l’ultima volta, proprio in quell’azione, hai tentato di bloccare il tiro dalla blu da vero guerriero). È stato molto emozionante anche se in quel momento non capivo molto bene cosa stava succedendo. C’era soprattutto delusione per come era finita la stagione. Ad ogni modo, io sapevo già da diverso tempo che avrei appeso i pattini al chiodo. Da quando il Lugano mi ha comunicato di non voler prolungare il contratto, ho capito che era arrivato il momento del ritiro nonostante avessi ricevuto offerte da altre due squadre. Infatti, volevo restare in Ticino. Non ho comunque comunicato nulla prima della fine della stagione perché ho voluto mettere la squadra al primo posto ed evitare qualsivoglia distrazione. E ora sono un pensionato dell’hockey…

Avrai moltissime storie da raccontare ai nipotini davanti al caminetto. Ti piacerebbe condividere con noi il più bel ricordo della tua carriera ed il più brutto?

Il più bel ricordo è certamente il titolo vinto nel 2006 con il Lugano. Noi professionisti ci alleniamo tutti i giorni per tanti anni per arrivare a vivere il momento di sollevare la Coppa di Campione Svizzero al cielo!

Il ricordo più brutto, pur se alla fine è anche un bel ricordo, è la stagione 2017-18 conclusa con il Lugano vice-Campione Svizzero. Non eravamo la squadra più forte sulla carta… ed i tre infortuni rimediati a Davos proprio alla vigilia dei playoff furono devastanti. Poi però, nella partita successiva sempre contro il Davos, abbiamo reagito alla grande e fatto capire di essere un grande gruppo. Abbiamo iniziato i playoff con il morale a mille e siamo andati fino in fondo, perdendo poi gara-7 in casa contro gli ZSC Lions. È stata un’esperienza fantastica. Che gruppo! Un’esperienza che alla fine è stata negativa, certo, ma quei playoff sono stati incredibili.

Mi ricordo poi ancora dell’ultima partita giocata alla Resega contro gli ZSC Lions. Ho avuto un’opportunità per segnare il gol del pareggio (la partita era finita 0-2) che mi ricorderò per tutta la vita. Mi ero trovato davanti Kevin Klein, ho tirato in porta e Lukas Flüeler ha salvato il disco con la lama del pattino quasi senza accorgersi. Significa che doveva andare così.

Altri ricordi negativi poi, certamente tutti gli infortuni. Evidentemente il disco che ho ricevuto in bocca durante un allenamento è stato un brutto colpo e ne pago le conseguenze ancora oggi. In un’altra occasione poi, sono rimasto per due settimane in sedia a rotelle. Magari in quei momenti pensi “chi te lo fa fare”… ma poi il richiamo del ghiaccio è sempre fortissimo. Ho sempre voluto spingermi oltre i miei limiti… ed ora inizio a pagarne le conseguenze 🙂

L’hockey su ghiaccio è cambiato moltissimo negli anni. Ci potresti dire cosa è rimasto uguale e cosa invece è cambiato enormemente dai tempi del tuo debutto?

Ho vissuto due fasi dell’hockey su ghiaccio. Quella dove si giocava fisico e duro e quella attuale dove si prediligono il gioco più veloce ed il talento. Le cose che sono cambiate sono comunque moltissime…

Quando ho iniziato a giocare, le zone offensive erano più piccole. C’era pure l’infrazione di “due linee”. Inoltre, al giorno d’oggi ci sono più infortuni a causa della velocità del gioco. È cambiato il materiale… quando ho iniziato, giocavamo ancora con il bastone in legno e mi ricordo che i pattini erano molto pesanti, al punto che sembrava di avere due mattonelle sotto i piedi. Senza parlare dell’alimentazione, che oggi gioca un ruolo fondamentale. Che dire poi della vita in generale? Una volta potevi andare nei bar a fare baldoria senza problemi mentre oggi non puoi più in quanto non sei solo un giocatore ma una figura da prendere da esempio. Certo, anche oggi riesco ad andare a far festa ogni tanto… ma rispetto al passato, quando succedeva tutti i weekend ed in particolare la domenica sera, bisogna stare attenti. Anche a causa dei social network. Diciamo che oggi, rispetto al passato, ci troviamo più tra amici a casa di uno o dell’altro.

Cosa non è cambiato? La vita di squadra… anche se pure in questo senso, molte cose sono cambiate. Tutto è diventato molto più professionale. Se penso a 15-20 anni fa… ai tempi birra e vino scorrevano a fiumi sul pulmann al rientro da una trasferta. Oggi molti giocatori prendono shake e proteine. Inoltre, giocando molto spesso su due giorni consecutivi, non sarebbe comunque possibile “eccedere”. Complessivamente però, la vita di spogliatoio è rimasta simile. Condita da musica, buon ambiente ed amici!

Quali sono le tue sensazioni in vista del tuo nuovo incarico quale vice allenatore dei Ticino Rockets?

Sono contento di poter continuare la storia dei Rockets, ho avuto la fortuna l’anno scorso di fare già parte della realtà Rockets, oggi entro anche come assistente allenatore di Alex Reinhard e sono sicuro che faremo un buon lavoro insieme. Adesso sta a noi portare insieme ai nostri club partner una stabilità con giocatori di qualità a Biasca, lavorando duro ed in maniera professionale tutto l’anno. Sarà una bella sfida e sicuramente una bella esperienza per tutti.

Kloten… Rapperswil… e poi tantissimo Lugano. Di fatto, la maglia Bianconera parrebbe essere una sorta di seconda pelle per te. Potresti ad ogni modo dirci, in una parola, cosa rappresentano per te le tre società per cui hai giocato?

Kloten: il mio ponte per la LNA ed il mio esordio. Rapperswil: crescita e sviluppo. Lugano: stabilità ai massimi livelli, conferma e successo!

Nutrizione… hai smesso da poco di giocare a hockey. Ma comunque, com’è cambiata la tua dieta dopo il tuo ritiro? E cosa pensi dell’alimentazione nello sport professionistico?

Si si, ho già notato dei cambiamenti… io sono una persona che ha fatto attenzione all’alimentazione. Allo stesso tempo però, mi sono goduto sempre quello che ho voluto mangiare durante la mia carriera. Non ho mai preso shake di proteine e non ho mai aggiunto pillole nel cibo. Ho sempre mangiato quello che pensavo fosse giusto per me. Adesso ovviamente mangio un pò meno in quando brucio meno ma devo fare attenzione a non metter su peso 🙂 Cerco insomma di tenermi in movimento. Ho fatto un abbonamento fitness e faccio le cose che mi piace fare per stare in movimento.

Ormai hai appeso i pattini al chiodo e ce lo puoi dire 🙂 Sei una persona superstiziosa? Avevi particolari rituali prima delle partite?

Si sono molto superstizioso, come moltissimi giocatori. Di fatto per me, la preparazione per una partita iniziava già la sera prima… era fondamentale che mangiavo sempre la stessa cosa, praticamente durante tutta la mia carriera. Specialmente se giocavamo in casa e potevo organizzarmi. Poi avevo altri rituali che seguivo durante tutta la giornata della partita. Diciamo che ero fissato con gli orari. Mangiare sempre la stessa cosa alla stessa ora. Andare alla pista e cambiarsi sempre alla stessa ora. Inoltre, 32 minuti prima di una partita, ho sempre bevuto il mio caffé 🙂

Parlando di numero 32… come mai hai scelto il numero 32?

È una storia lunga, c’era un giocatore a Rapperswil che si chiamava Patrizio Morger e portava il numero 32, mio numero lì invece era il 44. Un giorno avevo detto a Patrizio che, se un giorno firmo per un grande club e il numero 44 è occupato, prenderò il suo numero (32). Quando ho firmato con Lugano il 44 era già preso da Andy Näser ed allora ho preso il 32 perché l avevo promesso a questo giocatore.

L’hockey su ghiaccio è sempre stata una passione con la P maiuscola oppure, dopo anni, è diventata una “semplice” professione?

È prevalentemente sempre stata una passione, un gioco. Ho però vissuto un periodo, durante il quale ho fatto delle scelte sbagliate, quando l’hockey su ghiaccio era diventato un semplice lavoro. E quando è così, vivi il tutto molto male. In molti pensano che ad essere un giocatore sei sempre al meglio, in tutto e per tutto. Ma non è così. Io in quel periodo ho lavorato molto con un mental coach… dopo tutto, siamo uomini e non macchine. Ci sono anche i momenti “no”. Il mental coach mi ha fatto capire il vero valore dello sport, mi ha fatto capire cosa voleva dire avere la possibilità di aver tramutato la mia passione in un lavoro. C’è da dire poi, che l’approccio cambia con il passare degli anni. Quando passi i 30, inizi a vedere la fine della tua carriera. Hai già vissuto tanto ma vai più in direzione della fine che non dell’inizio. In quel momento capisci davvero che devi goderti al massimo ogni anno.

Hai avuto parecchi allenatori nella tua carriera. Ci puoi dire chi era il più “simpatico ed aperto” e chi invece il più “severo”?

Tra gli allenatori severi posso citare Doug Shedden. Inoltre, mi è capitato di avere un allenatore a Rapperswil che era decisamente fuori… al punto che non so nemmeno se si trattasse di pazzìa o di malattia. Raimo Summanen. Un personaggio strano. Lui a momenti era gentilissimo e due secondi dopo arrivava a tirarti i dischi addosso!

Tra i più simpatici invece, direi Kari Eloranta che mi ha allenato a Rapperswil. Kari è una persona tranquilla, sincera, professionale. A dirla tutta, a volte era sin troppo gentile. Ha un carattere simile al mio ed abbiamo sempre avuto un buon rapporto.

Allenatori a parte tuttavia, ci terrei a nominare una persona che non è allenatore ma preparatore fisico. Tiziano Muzio… lui mi ha fatto davvero capire cosa vuol dire lavorare. Era una persona eccezionale, mi ricorderò sempre di lui. Quando sono arrivato a Lugano, e l’allenatore era Larry Huras, magari non avevo l’attitudine giusta. A Rapperswil ero un “Re”, i tifosi mi adoravano ed io potevo fare quello che volevo. A Lugano poi di colpo mi sono ritrovato ad essere un principe. Pensavo di poter avere la stessa attitudine ma mi sbagliavo. Dopo una stagione andata così così (durante la quale non lavoravo davvero come un pazzo), Tiziano mi prese da parte e mi spiegò che se volevo continuare la mia carriera ai massimi livelli a Lugano dovevo lavorare di più. Mi ha creato un allenamento personale per l’estate alla vigilia della seconda stagione in Ticino. Ho preso 7-8 chili durante l’estate e mi ha messo fisicamente a posto. E quando sei fisicamente a posto, sul ghiaccio fai la differenza. Tiziano è colui che mi ha davvero fatto capire cosa vuol dire lavorare e sudare… ho sudato e vomitato tanto con lui, ma poi quell’attitudine l’ho mantenuta fino alla fine della mia carriera.

Chi è stato il giocatore più duro (o più snervante…) con cui hai giocato e chi invece quello affrontato da avversario?

Il più snervante da avversario, Tristan Scherwey. Lo ritengo un giocatore eccezionale, ma se si concentrasse unicamente sul suo gioco sarebbe ancora più forte. Ho avuto parecchi scontri con lui durante la mia carriera.

Il più duro quale compagno di squadra direi Landon Wilson… una persona gentilissima fuori dal ghiaccio ma credo che tutti sul ghiaccio avevano paura di lui. Era una “bestia” di 195cm per 110kg. Una macchina. Ti garantisco che i giocatori avevano paura. Quando andavi alla balaustra e sentivi il rumore dei suoi pattini da dietro… gli lasciavi il disco 🙂

I portieri hanno la tendenza a fare impazzire gli avversari. Chi, tra i portieri avversari, ti ha fatto realmente impazzire?

In realtà nessuno mi ha fatto impazzire. C’era un ex portiere che tuttavia era strano da affrontare. Sto parlando di Reto Pavoni. Lui aveva uno stile particolare, non scendeva praticamente mai sul ghiaccio. Potevi anche arrivare a tu per tu davanti a lui, e non sapevi come comportarti.

Detto questo, ho visto passare davvero tantissimi grandi portieri. Non saprei dire chi il migliore. Ronnie Rüeger, David Aebischer, Ari Sulander. Oggi certamente potrei dire Leonardo Genoni. È difficile batterlo. Inoltre, ha sempre una calma impressionante che infonde anche alla squadra.

Come detto, ti sei ritirato da poco. Ma come prima impressione… cosa già ti manca dell’hockey su ghiaccio e cosa invece ti rende felice di aver appeso i pattini al chiodo?

La cosa che mi manca di più è lo spogliatoio. I compagni di squadra. L’andare avanti assieme per lo stesso obiettivo. L’adrenalina… vero che in estate non c’è molta adrenalina, ma hai comunque molta pressione sulle spalle in quando devi lottare per convincere l’allenatore a darti una possiblità quando arriverà il momento di scendere sul ghiaccio. Specialmente se sei un giocatore da terza-quarta linea. Mi mancherà poi non scendere sul ghiaccio in agosto e non essere in pista in occasione dell’esordio stagionale in settembre.

La cosa che non mi manca assolutamente è il farsi male tutti i giorni… l’andare al limite tutti i giorni, anche in estate… e sempre parlando di estate, gli allenamenti estivi già non mi mancano 🙂 Ogni tanto passo vicino alla pista per salutare i miei ex compagni e li vedo che tornano dallo Stadio di Cornaredo dopo una sessione di sprint. Ecco, non sento la mancanza di questo 🙂

I Finlandesi hanno vinto il Campionato del Mondo 2019. Il Berna Campione Svizzero è allenato da Kari Jalonen. Inutile negarlo, lo stile “Finlandese” è vincente… eppure molta gente (inclusi noi) pensano che il loro modo di giocare sia piuttosto noioso. Cosa ne pensi?

Gli Scandinavi hanno tantissimi giocatori di grande talento ed il sistema di gioco del “nord” è molto tattico e strutturato. Magari per chi lo guarda dall’esterno è un pò noioso… confermo. Credo che una squadra ha bisogno di un buon mix di tutto… artisti, lottatori, portieri, uomini squadra… penso che il gioco difensivo impedisce un pò ai giocatori di classe di segnare gol strappa applausi. Ma alla fine, quel che conta è l’efficenza.

DOMANDE CURIOSITÀ – CHI È SÉBA

La tua squadra del cuore? (attuale e da bambino)

La prima maglia che ho ricevuto da piccolo era quella del Berna. Mio papà era andato all’Allmend a vedere una partita e mi aveva portato la maglia di Régis Fuchs (con il quale ho poi giocato). Pertanto, il Berna è stata la prima squadra per cui ho simpatizzato.

Poi certo, la mia squadra del cuore è ora il Lugano dove ho giocato tantissimo e dove ho tanti amici. Ci tengo comunque a sottolineare che ho sempre dato il massimo per qualsiasi squadra ho giocato. Sarebbe sbagliato dire che non ho nel cuore Kloten e Rapperswil.

La squadra (sportivamente eh!) odiata?

Il Berna… contro gli Orsi abbiamo perso davvero tante sfide, anche e soprattutto troppe nei playoff. Magari in questa risposta c’è pure un pò di gelosia.

Il tuo giocatore preferito?

Il mio idolo da ragazzo era Brett Hull (St. Louis), ho sempre ammirato la sua dedizione. Oggi invece, sarà semplice da dire, ma Sidney Crosby. Poi certo, da giocatore ho visto tanti grandi stranieri. Tra gli Svizzeri invece, vorrei nominare Sandy Jeannin. Umile, professionale, in tutto e per tutto completo. Poteva giocare in attacco, in difesa, in tutti i ruoli… uno dei migliori giocatori in power-play e box-play. Per un allenatore e per una squadra, un giocatore così è un vero e proprio gioiello!

La pista più rumorosa in Svizzera?

Lugano, senza dubbio. I tifosi cantano dall’inizio alla fine senza sosta. Mi ricordo quando ho firmato la prima volta con il Lugano. Ero venuto in precedenza alla Resega a vedere una partita e l’ambiente mi aveva davvero impressionato.

La meno rumorosa per contro, l’Hallenstadion di Zurigo. È davvero dura giocare all’Hallenstadion. Non c’è ambiente. I tifosi sono lontani.

Cane o gatto? O altri animali…

Gatto… e altri animali 🙂 Non ho mai avuto cani. Per specificare gli altri animali, sono un appassionato di rettili. Una passione che tuttavia ho dovuto lasciare un pò da parte causa mancanza di tempo.

Piatto preferito?

Tutto quello che è formaggio. Dalle semplicissime patate e formaggio fino a fondue e raclette.

Quello che proprio non sopporti?

Non mangio volentieri organi… come fegato e cervello. Non mi appassionano. A parte questo però, mangio un pò di tutto.

Birra o vino?

Tutti e due 🙂 Mi piacciono molto le birre artigianali delle varie regioni che preferisco rispetto alle grandi marche. Poi certo, un bel bicchiere di vino…

Montagna o mare?

Mare. Mi piace molto la montagna, ma con l’hockey siamo sempre sul ghiaccio ed al freddo e così quando ne ho l’opportunità vado in vacanza al mare. Di fatto, per me il mare significa estate e la montagna significa inverno. Ed in inverno, non ho mai realmente avuto vacanze.

Tempo soleggiato o giornata uggiosa?

Soleggiata! Mi piace uscire, stare fuori con amici e prendere la mia vecchia macchina – un Maggiolino del ’72 – e girare! La piogga per contro non nego che è romantica. Ottima per rimanere a letto.

Sport preferito (hockey escluso)?

Lo sport è la mia vita. Gioco a tennis ed ho iniziato a conoscere i trails che fanno in montagna. Mi piace inoltre lo standing paddle, anche se non so se può realmente essere definito uno sport.

Libro o televisione?

Leggo volentieri, ho letto moltissimo nella mia vita. Dipende però anche dal momento. Sul pulmann, ho sempre letto molto. Quando per contro sono a casa la sera, guardo volentieri la TV ma qualcosa che val la pena essere guardato. Un bel film o un documentario.

Un titolo alla tua carriera.

Longevità… lavoro… passione… professionalità… e… bella. Sì, una bella carriera!


Grazie infinite per la tua disponibilità, Séba!

Avremmo potuto andare avanti per ore. Ed abbiamo pure scoperto che Sébastien Reuille non ha una grandissima capacità di dare risposte brevi… noi evidentemente abbiamo apprezzato moltissimo 🙂

E complimenti per la tua nuova avventura quale assistente allenatore dei Ticino Rockets. Siamo certi che sarai l’uomo giusto al posto giusto. I ragazzi, tutti, avranno moltissimo da imparare da te. Complimenti anche per la prima fase della tua carriera, una carriera che come hai definito è stata proprio bella!

Una carriera fatta di alti e bassi, come le carriere di tutti. Ma in Svizzera, non c’è un appassionato di hockey su ghiaccio che non si può essere innamorato del tuo spirito battagliero. Uno spirito che, ne siamo sicuri, continuerai a mostrare ogni giorno.

Grazie mille, davvero è stato un piacere!

E non perdetevi il video presente ad inizio articolo nel titolo. È l’intervista di Sébastien Reuille fatta alla RSI durante la trasmissione “Sport non stop”. Potrete scoprire altre chicche di questo indomito guerriero!

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