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Si avvicinano i playoffs… i punti in palio sono sempre più importanti. Oseremmo dire che l’hockey su ghiaccio in questo momento diventa quasi più una questione “mentale” che non puramente “tecnica”.

In tal senso, crediamo sia il momento opportuno per riproporvi un’interessante intervista che avevamo fatto con il mental coach Fausto Donadelli. Un’intervista nella quale abbiamo cercato di capire qual’è il suo ruolo e perché un mental coach è importante nello sport professionistico moderno.

La scheda:

Fausto Donadelli è un preparatore mentale attivo nel Canton Ticino. Già alle dipendenze dell’Hockey Club Lugano, può contare tra i suoi clienti Club ed atleti di National League, Super League oltre a ciclisti dell’UCI Pro Tour. Dal 2015 collabora inoltre con il DECS del Canton Ticino.

www.donadelli.eu

Eccovi dunque l’intervista. Inoltre, alla fine, abbiamo posto a Fausto recentemente altre due domande che riguardano Hockey Club Lugano e Hockey Club Friborgo Gottéron…


Il Ruolo del Mental Coach è sempre più considerato nel mondo dello sport professionistico. Tuttavia, specialmente ma non solo dall’esterno, sembra esserci ancora molta diffidenza. Come convincere, in poche parole, dell’importanza del tuo ruolo ?

Bisogna anzitutto considerare l’atleta professionista come una persona, e la sua disciplina come una professione a tutti gli effetti. Ogn’uno di noi può capire che ci sono momenti in cui ci si sente sicuri al 100%, ed altri dove le cose non vanno come si vorrebbe. Spesso siamo soliti concentrarci unicamente sulla mancata performance di un atleta dimenticandoci che prima di tutto è una persona e conseguentemente forse sta vivendo situazioni stressanti sia dentro che al di fuori del “campo di gioco”.

Forse un divorzio ? Magari problemi di salute del partner? Un lutto in famiglia ? Provate a pensare ad un comico che, poco dopo aver ricevuto la notizia della morte di un caro, deve salire su un palco a far ridere la platea. Bisogna sapere gestire queste situazioni ed emozioni, il mental coach serve proprio a questo.

Quali sono i problemi più comuni cui ti trovi confrontato con gli atleti professionisti ?

Anzitutto la mancanza di credo in se stesso e conseguentemente nelle proprie possibilità dovuta al fatto di non riuscire a capire come mai non sempre si riesce ad ottenere gli stessi risultati.

Questo spesso dovuto al fatto che un atleta si considera in base alla prestazione che fornisce, ossia: si considera un uomo ed una persona migliore quando le cose vanno bene, ed una nullità quando le cose vanno male.

In base alla tua esperienza, ed alle problematiche ed ai caratteri che hai potuto incontrare, ci sono differenze tra atleti di vari sport?

Differenze vere e proprie non ce ne sono ma ovviamente il mio lavoro può variare in base allo sport praticato dell’atleta. Naturalmente la dinamica cambia quando si parla di sport individuali o di squadra, infatti in questi ultimi si aggiungono problematiche relative alle dinamiche di gruppo, ed in quel caso l’atleta deve comprendere di essere parte, ed al servizio, del gruppo diventando più consapevole e responsabile rispetto al proprio ruolo all’interno della squadra.

Si dice che con la mente si può gestire il dolore. Verità o leggenda?

Sicuramente con una buona preparazione si è capaci di indurre uno stato di analgesia.

Tuttavia bisogna sempre considerare che, per i professionisti come per tutti noi, il gioco deve valere la candela. Se sto giocando una finale di playoffs, trovo una forza interiore maggiore per convivere con il dolore e mi preoccupo meno delle conseguenze nel forzare il mio corpo sapendo che avrò più tempo per “riparare” al danno.

Cosa pensi della superstizione ?

Non credo sia un segno di debolezza, ed il fine giustifica i mezzi. Non importa in cosa credi, se pensi che credere in qualcosa ti generi un beneficio, fallo, questa è comunque una forma di auto-motivazione.

Quanto credi, in percentuale, si può migliorare le prestazioni di un atleta professionista con un buon Mental Coaching ?

Rispondo a questa domanda citando numeri scaturiti dalle ricerche: c’è chi dice 80%, chi 85%, chi 90%. Quanto più elevato è il livello agonistico dell’atleta, tanto più importante sarà la sua preparazione mentale. Per quanto riguarda la parte tecnica e fisica infatti, è assodato che se uno raggiunge certi livelli è capace di essere performante.

Ed ecco che se vuoi fare la differenza devi cominciare ad allenare la testa così da abbattere quelle convinzioni limitanti che rendono impossibile il trasformarsi da semplice professionista a campione.

Si può compensare la mancanza di talento, unicamente con la grande forza di volontà e con un adeguato Mental Coaching ?

Sì, e no. Mi spiego, nello sport di squadra è possibile, mentre in quello individuale no. Nello sport di squadra, è molto importante la dinamica, perciò potrei avere in campo un giocatore meno talentuoso di altri ma con una forza mentale tale da fungere sia da motivatore che da traino per portare il gruppo alla vittoria. Inoltre spesso riconosce la propria inferiorità fisico tecnica e possiede anche una tenacia ed una costanza in allenamento capace da fungere da esempio per tutti gli altri.

Il tuo ruolo: lo ritieni separato, complementare oppure unito a quello di un allenatore di una squadra professionistica ?

Ritengo il mio ruolo un valore aggiunto. Certo dipende anche dall’approccio degli allenatori. Personalmente penso che quando ognuno ha la possibilità di focalizzarsi il più possibile sul proprio ruolo ha maggior possibilità di riuscita. Magari un allenatore è preparatissimo, tatticamente e tecnicamente ha tutto, ma poi ha difficoltà nel leggere le emozioni del singolo o nel trasmettere la giusta motivazione o semplicemente ha difficoltà nella comunicazione. Ecco che forse sarebbe indicato avvalersi di un mental coach.

Ad ogni modo un bravo mental coach lavora anche con l’allenatore, fornendo strategie comportamentali utili al proprio ruolo e ascoltando la valutazione della prestazione da entrambe le parti.

Ti voglio fare un esempio pratico: non è umanamente possibile, durante un allenamento di 60 minuti, che un allenatore possa avere la stessa attenzione su 26/28 atleti. Così può capitare che nell’attimo in cui pone l’attenzione su singolo giocatore, quest’ultimo commetta un errore grossolano e anche se per tutto l’allenamento ha fatto tutto perfettamente, per l’allenatore non si è impegnato abbastanza e conseguentemente decide di non convocarlo per la partita. Per fortuna in molte discipline c’è l’Assistant Coach che può confrontarsi e dare una valutazione differente. Allo stesso tempo chi conosce la dinamica dell’atleta anche al di fuori del campo da gioco può fornire una spiegazione razionale sul perché di una mancata concentrazione durante un allenamento e valutare o meno insieme al coach se questo potrà influire sulla prestazione in gara.

Quali sono le differenze di Mental Coaching sul singolo o sul gruppo ? E quale metodo ritiene sia il più efficace ?

Personalmente è fondamentale il lavoro sul singolo atleta in quanto ognuno di noi è differente e diffido da coloro che dicono che la stessa metodologia è valida per chiunque. Anche nello sport di squadra prima lavoro in sessioni individuali per poi creare dei momenti condivisi in cui far convergere le motivazioni in un unico obiettivo.

Possono nascere rapporti di amicizia tra l’atleta professionista ed il Mental Coach ?

Nel mio caso assolutamente sì.

Inizialmente la relazione è molto formale, professionale, ma quando il rapporto si prolunga l’atleta impara a conoscere Fausto Mental Coach e Fausto persona dando la possibilità di creare rapporti di amicizia.

Questo non lo ritengo un problema in quanto è molto riconoscibile il confine fra l’amico e il mental coach.

Cosa ti piace, e cosa non ti piace, del tuo lavoro ?

Adoro quello che faccio, in cuor mio faccio mie le vittorie di chi seguo, e non c’è gioia più grande che vedere le persone realizzare i propri sogni.

Mentre comincia ad andarmi stretto il pregiudizio che viene creato attorno alla mia professione. Per farmi capire, all’inizio, devo far capire che il mio ruolo non è quello di terapeuta! Il mio compito è far performare e non riportare ad uno stato precedente. Spesso chi mi cerca  è consapevole del mio ruolo, ma quando vengo consigliato da un club o da un allenatore è un’altra storia.

Inoltre, essendo anche io umano, posso ritrovarmi in una situazione spiacevole per svariati motivi ed allo stesso tempo dover dare tutto me stesso per far sviluppare le risorse altrui creando una sorta di conflitto d’interessi interiore.

Capitolo Hockey Club Lugano: Dal tuo punto di vista, come mai il Lugano fino ad ora ha fatto fatica ad essere incisivo e costante?

La risposta è semplice: mancanza della giusta motivazione. Per fare maggiore chiarezza, la motivazione può essere di due tipi: posso motivarmi verso il raggiungimento di un qualcosa, oppure motivarmi dallo scappare da un qualcosa (verso/via da). Ecco, a mio parere l’idea di non avere alcuna difficoltà nel raggiungere i play-off ha generato una sorta di “situazione stagnante” capace di minare quelle che sono le giuste condizioni per far si che ogni giocatore faccia del proprio meglio partita dopo partita. Ora invece, si insinua il timore di non qualificarsi ed ecco che come per magia tutti fanno il possibile per far si che questo non accada. Purtroppo però questa condizione spesso porta ad una mancanza di lucidità nel gioco, ed ecco che in fase finale a volte non si concretizzano le azioni migliori.

Friborgo Gottéron: un pessimo inizio, poi la ripresa… 12 vittorie in 16 partite! Fino a quel 10-3 contro il Langnau. Dopo di che, 16 punti nelle successive 15 partite. Pensi che tale vittoria possa aver fatto più male che bene?

In realtà è pieno di esempi di eccessiva sicurezza dovuta a risultati precedenti importanti capaci di far perdere completamente la bussola facendo si che ci si creda invincibili, ma non penso sia questo il caso. Il Friborgo ha avuto un inizio titubante è vero, ma una volta assestato ha trovato una giusta alchimia fra i giocatori e lo staff così da “sfruttare” le mancanze di gioco ed idee delle squadre avversarie tanto da permettersi di vincere 14 volte in 16 partite. Poi però il livello delle squadre ha cominciato ad assestarsi e, sommato forse alla presupponenza creatasi, ha iniziato ad inanellare una serie di risultati negativi. Per quanto mi riguarda i successi ampi come le ampie sconfitte andrebbero gestite semplicemente con un: “oggi è andata così! ora però ciò che è stato è stato e, domani è un altro giorno e…abbiamo ancora tutto da dimostrare!”

Grazie mille per la tua gentilezza e disponibilità, Fausto!

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