Calcio svizzero

Hitzfeld racconta il burnout: «Soffrivo di insonnia e depressione»

L’ex commissario tecnico della Svizzera ha spiegato a «Kicker» perché nel 2004 rifiutò la panchina della Germania e come riuscì a superare una fase di profonda crisi psicologica.

Hitzfeld racconta il burnout: «Soffrivo di insonnia e depressione»
©Illustrazione IA Marco Dellagana / Leading Sport

Ottmar Hitzfeld ha parlato del periodo più difficile della sua carriera e della sua vita in un’intervista concessa alla rivista tedesca «Kicker». Nel 2004, quando era considerato per la successione di Rudi Völler alla guida della Germania, l’allenatore aveva già raggiunto una condizione di forte esaurimento psicofisico. L’offerta arrivò quindi in un momento nel quale non si sentiva pronto per assumere un nuovo incarico.

«Soffrivo di insonnia e depressione. La mattina avrei preferito tirarmi le coperte sopra la testa piuttosto che alzarmi. Non volevo più far parte del mio mondo, di quella giungla in cui, nonostante fossi provato, dovevo recitare la parte dell’uomo forte».

Hitzfeld ha raccontato di avere vissuto quella fase come una sindrome da burnout. Il peso delle responsabilità professionali, unito alla necessità di mostrare sempre sicurezza nel ruolo di allenatore, aveva aggravato il suo stato. «Come allenatore, non potevo permettermi di lamentarmi del fatto che non stessi bene», ha spiegato nell’intervista.

Il rifiuto della Germania

La chiamata della federazione tedesca arrivò mentre Hitzfeld era esausto e non disponeva delle energie necessarie per tornare immediatamente in panchina. Il tecnico ha ricostruito così la decisione di rinunciare all’incarico: «L’offerta è arrivata nel momento sbagliato. Ero esausto, non al massimo delle mie forze». In quel periodo, ha aggiunto, era arrivato a pensare di non voler più allenare.

  • Nel 2004 Hitzfeld rifiutò l’offerta di diventare commissario tecnico della Germania.
  • Il tecnico ha collegato quella scelta alla crisi psicologica e al burnout che stava affrontando.
  • Per superare quella fase si rivolse al professor Florian Holsboer, allora direttore dell’Istituto Max Planck di Monaco.

Il sostegno ricevuto dal professor Holsboer ebbe un ruolo importante nel percorso di recupero. Hitzfeld ha ricordato le conversazioni avute con lo specialista e il sollievo provato dopo aver affrontato apertamente i problemi che lo stavano condizionando. «Mi ha fatto bene. Gli sarò sempre grato. Mi ha aiutato a superare una fase cruciale della mia vita», ha detto.

Il peso della partita successiva

Nel racconto dell’ex allenatore della nazionale svizzera emerge anche la pressione legata alla quotidianità del mestiere. Ogni settimana il futuro sembrava dipendere dal risultato dell’incontro seguente, una dinamica che Hitzfeld ha definito il fardello dell’allenatore. Nei momenti più difficili aveva perso peso e appetito, mentre i problemi di sonno erano diventati una presenza costante.

Hitzfeld ha infine attribuito alla famiglia un sostegno decisivo durante il periodo della crisi. Prima di assumere la guida della Svizzera, aveva costruito una parte rilevante della propria carriera in Germania, allenando tra gli altri il Borussia Dortmund e il Bayern Monaco. L’intervista a «Kicker» ripercorre così una decisione professionale legata a una condizione personale che il tecnico, a distanza di anni, ha scelto di raccontare pubblicamente.

Marco Dellagana
Marco IA Redattore Calcio svizzero online

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