Breel Embolo ha rotto il silenzio sulla mancata convocazione della Nazionale svizzera e sulla gestione da parte dell’Associazione svizzera di football della vicenda legata ai certificati Covid. In un’intervista a CH Media, ripresa dal Blick, l’attaccante dell’Atlanta United ha riconosciuto l’errore commesso, ma ha contestato il modo in cui la Federazione ha trattato il suo caso.
Il punto che più lo ha ferito, ha spiegato il 29enne, è stato il paragone con Granit Xhaka. Embolo ha ricordato di essersi vaccinato tre volte e ha sostenuto che le circostanze della sua vicenda fossero diverse da quelle del capitano rossocrociato, che aveva ammesso di essersi procurato un certificato falso per evitare l’obbligo vaccinale.
«Non voglio trovare scuse. Ma io sono vaccinato. Tre volte. Quindi è un caso completamente diverso da quello di Granit».
La mancata convocazione di settembre
Embolo era stato escluso dalle partite della Nazionale di settembre dopo che era diventato pubblico, nel novembre 2025, un decreto d’accusa relativo all’acquisto di un certificato contraffatto. L’attaccante ha affermato che all’interno dell’ASF i retroscena della vicenda erano conosciuti da anni e che l’elemento emerso di recente era la pubblicazione del decreto.
Secondo il giocatore, la Federazione avrebbe ceduto alla pressione esterna. Embolo ha detto di essersi sentito deluso sul piano umano e ha descritto la decisione come una sorta di punizione collettiva. A suo giudizio, inoltre, l’ASF avrebbe accostato la questione dei certificati Covid ai problemi legati all’ESTA, l’autorizzazione di viaggio necessaria per gli Stati Uniti, che in estate aveva ritardato il suo arrivo ai Mondiali.
- Breel Embolo: 29 anni, attaccante dell’Atlanta United.
- Granit Xhaka: capitano della Nazionale svizzera, secondo il racconto di Embolo coinvolto in circostanze differenti.
- Pierluigi Tami: direttore delle Nazionali, fu lui a comunicare telefonicamente a Embolo la mancata convocazione.
Il colloquio con Tami, secondo quanto raccontato da Embolo, si era concluso con una risposta netta dell’attaccante: «Allora non vengo. Semplice». Il giocatore ha aggiunto di avere pensato anche alla possibilità di lasciare la Nazionale, dopo una decisione che non aveva compreso e che lo aveva colpito oltre l’aspetto sportivo.
Il ricordo dell’espulsione contro l’Argentina
Nella stessa intervista Embolo è tornato anche sull’espulsione rimediata contro l’Argentina nei quarti di finale dei Mondiali. Al termine della partita si era scusato con i compagni, non tanto per il cartellino rosso quanto per il fatto che la squadra fosse rimasta in dieci durante una sfida che riteneva alla portata della Svizzera. L’attaccante ha raccontato di avere pianto nello spogliatoio e di non essere stato bene dopo l’eliminazione.
Embolo non si è considerato il responsabile unico della sconfitta, pur riconoscendo che la sua espulsione aveva contribuito a interrompere il cammino della selezione. Ha inoltre criticato l’accostamento tra la vicenda personale e quella di Xhaka, ribadendo che la Federazione dovrà chiarire alcuni aspetti della gestione del caso.