Hockey su ghiaccio e Italia. Raramente queste due parole vengono inserite nella stessa frase. È inutile negare infatti che il disco su ghiaccio è quasi unicamente uno sport di nicchia nel bel paese. Uno sport, a torto, molto poco considerato in un paese nel quale il calcio in particolare la fa da padrone lasciando a tutti gli altri sport le briciole.

Eppure in Italia ci sono molti appassionati di disco su ghiaccio. Forse sono tutti un po’ nascosti, ma ci sono. Noi personalmente ce ne siamo resi conto specialmente l’anno scorso durante i Campionati del Mondo di Bratislava. In particolare, quando abbiamo presentato la partita tra Svizzera ed Italia in molti hanno condiviso il nostro articolo nel bel paese il quale è stato letto da migliaia di persone.

Da quel momento in poi ci siamo promessi, in quanto ticinesi e dunque vicini alla realtà italiana, di parlare maggiormente di hockey “azzurro”. Purtroppo, mea culpa, non siamo stati in grado di farlo molto durante questa passata stagione. Ma lo faremo sempre di più.

Una cosa è certa, pur senza purtroppo scriverne troppo, abbiamo comuque continuato ad interessarci all’hockey italiano e con il tempo ci siamo resi conto che ci sono molti problemi. La passione è tanta, la voglia – specialmente dei giocatori – è tantissima. Tuttavia, molte cose possono migliorare per rilanciare questo movimento che anni or sono riusciva a scaldare il cuore di moltissimi appassionati.

Come sempre nel nostro caso non ci accontentiamo comunque solamente di informarci. Ci piace approfondire. Abbiamo poi avuto la possibilità e fortuna di entrare in contatto, tramite amico comune, con Pietro Nicolodi. Giornalista SKY che commenta regolarmente il calcio ma che, originariamente, è soprattutto un telecronista di hockey “prestato” al resto.

Pietro è giornalista di SKY Sport dal 2005 ed in precedenza ha pure lavorato per Rai Sport e altri TV locali. Ha seguito 5 olimpiadi invernali e commentato tre finali olimpiche di hockey su ghiaccio oltre ad una decina di finali di Stanley Cup ed altrettante del campionato Italiano.

Inoltre, è pure appassionato del nostro campionato svizzero che segue sin da quando era bambino in quanto a Bolzano riusciva a vedere il canale SRF. Si è appassionato in particolar modo al Berna – dei tempi di Reijo Ruotsalainen, difensore che lo faceva impazzire – e la sua seconda squadra è il Davos grazie alle molte edizioni viste di Coppa Spengler.

Con Pietro tuttavia abbiamo voluto parlare principalmente di hockey italiano.

INTERVISTA

L’anno scorso durante i Campionati del Mondo abbiamo scoperto che c’è molta passione “nascosta” per l’hockey su ghiaccio in Italia. Qual’è attualmente la situazione del movimento di disco su ghiaccio nel bel paese?

Diciamo che si sono vissuti momenti migliori. Agli inizi degli anni 90’ il movimento era al massimo del suo splendore. Arrivavano giocatori straordinari da oltre oceano e dall’est Europa oltre che oriundi di qualità eccellente. C’era un grande pubblico ed un buon interesse. Poi, piano piano, si è spento un po’ l’entusiasmo, i soldi sono finiti ed il livello è sceso tantissimo. Adesso siamo in una fase di transizione con la sola Bolzano a vivere come un’isola felice grazie alla partecipazione all’ormai ex EBEL.

In questa “fase di transizione” cosa si sta facendo per rilanciare il movimento?

I mezzi a disposizione della federazione sono quelli che sono. Sicuramennte qualche scelta è stata sbagliata dai vertici federali ma se l’hockey è in questa situazione è anche colpa delle società che si occupano del loro orticello senza avere una visione generale delle cose. È sempre stato così, anche ai tempi d’oro.

Come siamo messi invece a livello di infrastrutture e possibilità per i giovani di giocare ad hockey su ghiaccio?

Sul piano nazionale un disastro. Fuori dal Trentino Alto Adige, dell’alto Veneto ed in qualche realtà del Piemonte ci sono pochissime piste agibili. A Milano ci sarebbe grande passione ma mancano le possibilità di praticare questo sport. Al centro e al sud, ovviamente, non se ne parla nemmeno.

Pochi soldi, poca copertura mediatica e mancanza di strutture adeguate. Cosa si potrebbe fare, a tuo parere, per rilanciare l’intero movimento e sfamare gli appassionati?

A livello tecnico l’unica soluzione è quella dell’investimento nei settori giovanili, cercando di migliorare il livello degli allenatori. Fino ai 14 anni i nostri ragazzi tengono il ritmo con i club stranieri ma poi il divario aumenta in modo sensibile. Sui media il discorso è ancora più complicato. Per anni sono stati trasmessi i vari campionati nazionali e la NHL ma i risultati in termini di audience non sono stati – ahimè visto che li commentavo io – troppo esaltanti.

Credi tuttavia che una maggior copertura mediatica (blog, siti dedicati) possa aiutare a rilanciare il movimento?

Sicuramente aiuterebbe ma non è l’unica cosa che va fatta. Prendi il calcio per esempio. In Italia se ne occupano tutti ma non mi pare che la situazione sia così esaltante.

Parliamo ora di hockey giocato. La EBEL è un buon campionato ed il Bolzano sta rappresentando bene l’Italia. Tuttavia, a tuo parere la EBEL è un bene o un male per l’hockey italiano?

Da bolzanino posso dire che la EBEL è stata la salvezza dell’hockey in citta. Ormai si era arrivati all’esaurimento delle energie. Le partite al Palaonda si disputavano nel disinteresse più totale. La EBEL ha riportato un entusiasmo incredibile. La vittoria al primo anno è stato un evento che ha fatto letteralmente impazzire la città. Poi certo, ovviamente l’assenza del Bolzano dalla massima competizione nazionale – la IHL, che non è nemmeno organizzata tanto male ed include squadre storiche come Merano, Varese e Alleghe – ha ulteriormente impoverito lo scenario nazionale.

Ci pare insomma di capire che la EBEL è sia un bene che un male. Ci sono comunque altre società italiane interessate a partecipare a questo campionato? E qual’è la tua opinione in generale su questa lega? O meglio, sarebbe magari preferibile puntare maggiormante una lega fatta di sole squadre italiane generando pertanto maggior interesse dovuto anche alle “rivalità storiche”?

Ogni tanto si parla di qualche interesse di squadre italiane ma in realtà non sono mai stati fatti passi concreti. Ribadisco, la EBEL è un bellissimo campionato e quanto meno per il Bolzano è la dimensione perfetta.

Parliamo invece ora di nazionale, che spesso è lo specchio del movimento di una nazione. La nostra impressione, dall’esterno, è che la nazionale azzurra ben rispecchia l’andamento attuale. Tantissima buona volontà ma mezzi limitati. Cosa pensi della nazionale italiana e, pensando al futuro, alla nomina di Greg Ireland quale nuovo allenatore?

Onestamente siamo in massima serie per una serie di combinazioni astrali. Sia la promozione che la salvezza della passata stagione sono state ottenute in maniera semplicemente incredibile. Più di così, è difficile fare. La scelta di Greg Ireland quale allenatore invece mi piace tantissimo. Ha un curriculum straordinario ed a Bolzano ha fatto un grandissimo lavoro. Detto questo, dovrà attrezzarsi per i miracoli.

Sempre parlando di nazionale, le olimpiadi di Milano-Cortina sembrerebbero servire su un piatto d’argento la possibilità di rilanciare il movimento. I tempi tuttavia sono stretti. Ci credi?

Più che crederci ci spero. Intanto ci sarà da uscire da questa terribile crisi internazionale ed in seguito speriamo che ci sia il tempo di presentare un progetto serio.

Quando si tratta di nazionale Azzurra di hockey su ghiaccio, è impossibile non pensare agli oriundi. Croce e delizia. Qual’è la tua opinione in merito?

Gli oriundi sono stati una risorsa. Quelli di qualità, ed erano tanti negli anni 80’ e 90’, hanno dato un contributo enorme alla diffusione dell’hockey. Ci hanno portato nel gruppo A mondiali che ai tempi era a 8 squadre e ci hanno regalato emozioni straordinarie in campionato. Quei tempi però non torneranno perché è cambiato tutto il mondo dell’hockey. Ci sono più squadre NHL, le leghe minori nordamericane sono organizzate molto meglio ed in Italia non si possono più pagare le “cifre” degli anni d’oro. Quindi, il problema si pone in maniera diversa. Meglio pochi oriundi, magari di qualità, e spazio ai prodotti locali.

Pensando a tutto il movimento ad ogni modo, detto sinceramente, sei fiducioso? Ci credi veramente in un futuro migliore?

Essere ottimisti in questo periodo non è facile. Cerchiamo di venire fuori da questo maledetto coronavirus e poi cerchiamo di lavorare tutti nella direzione giusta. Non sarà facile…

No, non sarà per niente facile. Grazie mille per la tua disponibilità Pietro!

PARLEREMO ANCORA DI HOCKEY ITALIANO…

Già, non sarà per niente facile rilanciare il movimento. Noi abbiamo ancora negli occhi la professionalità e la classe di Gates Orlando, ex di Berna e Lugano che in Svizzera ha lasciato il segno. E chissà, magari proprio i grandi personaggi italiani del passato potrebbero dare una mano per ridare credibilità al disco su ghiaccio azzurro.

Chiaro, non si può credere che tutto possa cambiare dall’oggi al domani e di questi tempi è sempre più difficile primeggiare nell’hockey su ghiaccio. Tuttavia, il fatto di aver affidato la panchina della nazionale ad un vero uomo di hockey come Greg Ireland ci aiuta ad essere positivi.

Non dimentichiamo inoltre che l’Italia – e gli italiani – ha spesso dimostrato nella storia di riuscire a dare il meglio proprio nei momenti di maggior difficoltà. Ecco, se parliamo di hockey su ghiaccio questo è un momento di grande difficoltà… ed allora, attendiamo gli italiani “al varco” e ci attendiamo che possano riuscire a rialzarsi e riportare in alto tutto il movimento.

Noi di Leading Sport vorremmo dare, nel nostro piccolissimo, un contributo. Stiamo pianificando la nostra prossima stagione e tra le nostre “pazze” idee c’è pure quella di seguire maggiormente l’hockey italiano e la EBEL. Questa volta per davvero pero! Non sarà dunque questa l’ultima volta che parleremo di hockey su ghiaccio azzurro sul nostro sito… è una promessa.

Perché in Italia non c’è solamente il calcio. C’è anche il disco su ghiaccio e ci sono migliaia di appassionati che meritano maggior rispetto.

A presto, amici italiani!

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