Serge Pelletier, Paul DiPietro e Rob Cookson stanno facendo molto bene a Lugano. Sono arrivati da poche settimane ma sono già riusciti quanto meno nel tentativo di raddrizzare la barca. I Bianconeri sono tornati a portare emozioni nelle partite e pure i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Il Lugano sotto la loro guida ha conquistato 12 punti in 7 partite. Fa una media di 1.7 punti a partita che proietterebbe i Bianconeri al 5° posto. Se invece escludiamo le prime due partite sotto la loro guida, quelle contro Davos e Losanna che sono poco indicative considerato il poco tempo a disposizione per prepararle, il Lugano ha conquistato 12 punti in 5 partite, fa un’incredibile media di 2.4 punti a partita!

I risultati insomma, parlano da soli.

Ora non è certo il momento di fare voli con la fantasia, il Lugano dovrà lottare ancora parecchio per conquistare un posto nei playoff. Però la strada intrapresa sembra essere quella giusta per poter concludere bene questa stagione.

I Bianconeri al momento attuale stanno giocando un pò  come nella stagione 2017-18 sotto la guida di Greg Ireland. Stanno proponendo un hockey fatto di protezione della zona difensiva, ripartenze veloci, capacità di colpire nei momenti chiave, emozioni e gioco fisico. E mica è un male a priori. Perché dovrebbe esserlo?

C’è chi dice che l’hockey del Lugano attualmente non è bello da vedere. Ma cosa vuol dire, esattamente “non è bello da vedere”? Diciamo la verità, non forzatamente l’hockey moderno fatto di possesso del disco, gioco offensivo e veloce è bello da vedere. Tanto più che un certo tipo di hockey può essere messo in pratica – con successo – unicamente nel caso in cui si dispone di un roster di livello molto. Di un roster, tanto per intenderci, al livello di Berna, ZSC Lions, Zugo e Losanna per restare nella nostra National League.

“Le altre” per contro, che sulla carta sono meno quotate, se vogliono competere devono metterla sulla grinta, sul gioco fisico, sulla disciplina (nel senso di hockey ordinato), sul voler fare qualcosa in più. E questo non significa forzatamente mettere in mostra un hockey meno spettacolare. Significa, semplicemente, mettere in mostra un hockey diverso. Che può essere altrettanto, se non più a nostro parere, spettacolare.

Riprendiamo l’esempio del Lugano di Greg Ireland 2017-18. Era un Lugano grintoso, che ha fatto innamorare tutti per lo spirito battagliero e per la capacità di fare la differenza nei momenti chiave. Era forse “brutto” quel Lugano? Forse per alcuni esteti lo era, ma nell’insieme la cavalcata di quel Lugano fù memorabile e lasciò il segno nella storia recente dell’hockey svizzero.

Noi, lo sapete, non siamo grandi estimatori di un certo hockey moderno (specie di stampo finlandese) fatto di disciplina estrema, di controllo totale delle emozioni, di possesso del disco portato all’estremo e di una struttura di gioco fin troppo organizzata nella quale tutti hanno un ruolo troppo preciso. Noi siamo convinti che nell’hockey su ghiaccio – e nello sport in generale – le emozioni e le creatività personali debbano ancora giocare un ruolo chiave per poi essere anche trasmesse anche agli spettatori.

E tanto per farvi un esempio di tipo “calcistico”, noi personalmente siamo più amanti del calcio inglese “kick and rush” piuttosto che dell’infernale e noioso tiki-taka.

Il Lugano di adesso è tornato a mettere in mostra emozioni. Ed è tornato a mettere in mostra quel tipo di hockey che, vista la rosa attuale, è quello che gli si addice meglio. E ancora, a nostro parere e pur se è lecito attendersi miglioramenti, non è un brutto hockey, anzi. Poi certo, ci sono moltissimi margini di miglioramento. Ma la base, considerate le condizioni, sembrano essere ottime.

Nello sport, del resto, ci sono diversi modi per raggiungere il successo. O si investe parecchio, si comprano i migliori giocatori disponibili sul mercato, e si cerca di “dominare” gli avversari in tutti i sensi. O si cerca di fare di necessità virtù, di costruire una squadra capace di tenere testa alle migliori, e si cerca di ottenere il massimo risultato possibile.

Lo sport, è anche questo. Non tutti hanno le stesse disponibilità finanziare. Non tutti possono avere i migliori giocatori in circolazione. Ma il bello dello sport, e dell’hockey su ghiaccio, è che non sempre il denaro è l’unica cosa che conta.

Ed ora il Lugano targato Pelletier, DiPietro e Cookson sembra giocare in maniera più confacente per qualità dei giocatori a disposizione. E la stagione è ben lungi dall’essere finita. Perché noi crediamo proprio che se il Lugano farà i playoff… nessuno vorrà incontrarlo. Perché il Lugano, nonostante tutto, è sempre il Lugano.

Non stiamo dicendo che i Bianconeri vinceranno il titolo. Ma non escludiamo nemmeno che possano tornare a lottare per farlo. La scorsa stagione eravamo convinti che il Lugano avesse le qualità per fare strada… ma si è trovato di fronte uno Zugo troppo forte. Quest’anno, chissà.

Oltretutto non dimentichiamoci che finire la regular season con il morale alle stelle – e se il Lugano si qualificherà ai playoff, il morale sarà alle stelle – può fare la differenza più del talento. Talento che comunque il Lugano, pur se in dosi minori rispetto ad altre realtà, ha nelle sue fila per fare bene.

Insomma, da parte nostra, lunga vita all’hockey Canadese e fatto di emozioni. Poi certo, questa è solo la nostra opinione.

Buona fortuna per il finale di regular season, Bianconeri!

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