La scorsa settimana è stato ufficialmente comunicato che Fabio Hofer lascerà l’Ambrì-Piotta al termine di questa stagione per raggiungere il Bienne. Un bel riconoscimento per il 28enne austriaco scovato nella EBEL da Paolo Duca nel 2018!

Ora, non è nostra intenzione parlare di Fabio Hofer e della sua scelta. Prendiamo tuttavia spunto da questo fatto per tornare a parlare di qualcosa che ci sta particolarmente a cuore. Ossìa, l’annuncio di trasferimenti con largo anticipo.

Intendiamoci, quello del buon Fabio non è stato nemmeno un record. Vi ricordate di Leonardo Genoni e Tobias Stephan? I due portieri, ed i rispettivi club, annunciarono addirittura prima del primo ingaggio della stagione 2018-19 – con un anno di anticipo – che avrebbero proseguito la loro carriera altrove.

Ma ha un senso tutto ciò?

Intendiamoci, i giocatori sono professionisti e crediamo che nessuno può mettere in dubbio la loro professionalità. Basti pensare a Leonardo Genoni, che non si è fatto scrupoli a giocare un ruolo decisivo nella conquista dell’ultimo titolo del Berna proprio contro la sua futura squadra Zugo. E basti pensare anche a Tobias Stephan, che non ha fatto sconti alla sua futura squadra Losanna allo stadio delle semifinali della scorsa stagione.

E basti pensare allo stesso Fabio Hofer, che proprio pochi giorni dopo l’annuncio ha segnato la sua prima rete stagionale contro la sua futura squadra Bienne.

Ma… ma a noi resta un retrogusto amaro.

È chiaro che al giorno d’oggi una squadra, per avere successo, deve ragionare con una stagione – se non addirittura due… – d’anticipo. Ed è altrettanto chiaro che questo andazzo è il “prezzo da pagare” per avere un prodotto hockey sempre più attrattivo e coinvolgente. Ma… ma i tifosi?

Detto che la professionalità di tutti i giocatori è fuori discussione, noi non possiamo far altro che pensare ai tifosi ed ai loro sentimenti. Perché, per quanto nello sport professionistico moderno c’è sempre meno spazio per i sentimenti, per i tifosi invece l’hockey su ghiaccio – lo sport in generale – è una questione proprio di sentimenti in primis!

Il tifoso vive un “sogno” che comincia a settembre e finisce in primavera, si spera sempre a primavera inoltrata. Il tifoso va alla pista per sostenere la sua squadra e spingerla alla vittoria, con la sola richiesta che i giocatori danno tutto per la maglia che indossano.

Il tifoso non è uno “gnorri”, sa benissimo che lo sport professionistico moderno è diventato in primis un grande giro d’affari. Ma il tifoso, durante i 60 minuti o più nell’arena, nemmeno ci pensa.

Poi però, arrivano queste notizie. Che inevitabilmente generano delusione, frustrazione.

Vediamo allora cosa c’è di positivo e cose c’è di negativo in tutto questo.

FATTORI POSITIVI

Chiarezza

Accordi tra giocatori e squadre con grande anticipo ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Non giriamoci tanto in giro, chi pensa il contrario vive nel mondo dei sogni. Il fatto di annunciare, pur se con grande anticipo, un trasferimento… è sintomo di chiarezza. Il giocatore ed il club possono focalizzarsi unicamente sul campionato corrente e si annullano tutte le possibili speculazioni.

Programmazione

Per i club la vita è difficile. Il tifoso vive il presente e si augura che la sua squadra può avere successo. Il club invece, deve pensare con una stagione – se non due… – in anticipo per non farsi trovare impreparato. Nessuno sta fermo al palo, e se qualcuno resta fermo o tentenna troppo e si fa trovare impreparato… sono guai seri.

Business is business

Lo sport moderno è diventato sempre più una questione d’affari e per i sentimenti c’è sempre meno spazio. È un processo irreversibile, che piaccia o no. Del resto, non sono poi proprio i tifosi a voler squadre sempre competitive, squadre pronte a vincere e dirigenze che agiscano per fare in modo che si possa avere successo? Ed allora, non si può avere tutto dalla vita.

FATTORI NEGATIVI

I sentimenti

È chiaro che gli affari sono affari… ma il tifoso vive lo sport con sentimento. Ed in tal caso, dove sono i sentimenti? È un colpo al cuore sapere con tanto anticipo che un giocatore lascerà la tua squadra. Insomma, ok che gli affari sono affari. Ma un tifoso può pensare: ma proprio ai giocatori non gliene frega niente della maglia che indossano? Cosa sono allora tutte quelle parole al miele dichiarate al momento dell’arrivo?

La pressione

Anche per i giocatori queste situazioni generano inevitabilmente pressione. Se un giocatore riesce a mantenere un buon livello di prestazioni, allora tutto bene… ma nel momento in cui un giocatore attraversa una fase negativa, tutti saranno pronti a criticarlo in quanto “ecco, vedi, sta già solo pensando alla sua prossima squadra”.

La confusione

Al giorno d’oggi le squadre cambiano spesso e volentieri parecchio da una stagione all’altra. Giocatori che arrivano e giocatori che se ne vanno. Ad alcuni piace così, del resto il “mercato” è in grado di far sognare i tifosi ogni estate. Ad altri più romantici invece, questo non piace molto. Ma crediamo che entrambe le frazioni abbiano un sentimento in comune quando comunicano trasferimenti con tanto anticipo. Ossìa, una gran confusione.

LA NOSTRA OPINIONE

Chi ci segue da un pò già lo sa… noi siamo inguaribili romantici. Ma allo stesso tempo siamo neutrali e pure piuttosto realisti. La situazione attuale non ci piace ma comprendiamo benissimo le necessità dei club e dei giocatori.

Del resto, non è quello che facciamo tutti noi nella vita di tutti i giorni? Chi lavora come dipendente, è sempre alla ricerca della soluzione migliore per la sua carriera. Pensate allora un giocatore professionista, la cui carriera non può nemmeno essere tanto lunga ed ogni opportunità di miglioramento va presa al volo.

Allo stesso tempo, crediamo anche che lo sport sia un mondo “a parte” e che i sentimenti dovrebbero trovare ancora un pò di spazio. Perché è proprio di sentimenti che si nutre il tifoso che compra la maglietta, che assiste alle partite e che, in fin dei conti, tiene in piedi il club stesso grazie alla sua passione.

Ed allora, non è forse possibile trovare un compromesso?

Tipo finestre di mercato. Al di fuori delle quali ogni comunicazione relativa a trasferimenti ed ogni trattativa è vietata. Vero, sarebbe altamente probabile che certi affari si farebbero “dietro le quinte” e si sfocerebbe nell’ipocrisia… ma crediamo sarebbe bello che il tifoso possa vivere il suo sogno da settembre a primavera, senza che il suo “sonno profondo” sia disturbato di tanto in tanto nel cuore della notte (o della stagione…).

Perché alla fine lo sport, pur se è business, è – o quanto meno dovrebbe ancora essere – una questione di cuore e di sentimenti. È quello di cui ha bisogno il tifoso. E se il tifoso si stufa, il rischio è che il giocattolo si rompe.

Poi certo, questa è solamente la nostra opinione. E la vostra, qual’è?

Damiano Cansani

Barbara Kurdziel

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