È quasi tempo di vacanze. Destinazione? Nel nostro caso, senza indugiare, Italia. Paesaggi fantastici, città stupende, mare, il miglior cibo del mondo, simpatìa… e tanto altro. Incluso lo sport. E incluso l’hockey su ghiaccio. Uno sport “di nicchia” ma che cerca di ritagliarsi il suo spazio in una Nazione dove il calcio in particolare è vissuto come una vera e propria religione.

Durante i Campionati del Mondo di hockey su ghiaccio, ci siamo resi conto – parlando dell’Italia quale avversario della Svizzera – che nella penisola c’è tantissima passione “nascosta” per l’hockey su ghiaccio. Abbiamo avuto modo di constatare che c’è fame di hockey su ghiaccio e pertanto, nella nostra nuova sezione “hockey Europeo”, abbiamo voluto cercare di approfondire.

Abbiamo voluto cercare di capire “come sta” l’Italia hockeystica. Italia che è riuscita, grazie ad un colpo di reni e grazie al carattere, a salvare il suo posto in top division.

Ed in tal senso abbiamo avuto la fortuna di entrare in contatto con Johnny Lazzarotto.

Johnny è giornalista, telecronista per Eurosport ai recenti Campionati del Mondo in Slovacchia e giocatore amatoriale di hockey su ghiaccio a Feltre (provincia di Belluno).

A lui abbiamo posto 10 domande… lo ringraziamo immensamente per la sua disponibilità e vi proponiamo l’intervista in versione integrale.

L’INTERVISTA

Johnny, qual’è lo stato di salute dell’hockey su ghiaccio Italiano?

E’un movimento che sta lavorando per crescere, nonostante le molte difficoltà sul proprio percorso. Rispetto al passato, opinione personale, si sono fatti passi importanti che tuttavia hanno bisogno di tempo per portare a dei risultati. I tanti giovani all’estero, in leghe importanti, sono un segnale positivo. E anche l’Alps, secondo me, è un esperimento che seppur con qualche limite ha ridato vigore al movimento. Di lavoro da fare ce n’è tanto ma a mio parere la strada intrapresa è quella giusta.

 

L’hockey su ghiaccio in Italia è uno sport di nicchia, ciò nonostante ci siamo accorti che c’è molta passione. L’attenzione mediatica tuttavia, è prevalentemente limitata sulle testate regionali. Come mai? E pensa che può cambiare la situazione in futuro? Del resto, senza una maggiore copertura mediatica, è impensabile trovare sponsors.

 

Io arrivo dagli sport cosiddetti “minori”. E da appassionato di sport mi accorgo che ad attirare la mia attenzione è l’Italia. Per capirci; non mi fermerò a guardare la Boat Race di canottaggio tra Oxford e Cambridge che è comunque la gara più prestigiosa al mondo; mi fermerò piuttosto a vedere una barca italiana che battaglia per medaglie importanti. E di conseguenza anche i giornali e i media avranno più interesse a dare spazio all’Italia. In poche parole, l’hockey italiano crescerà anche mediaticamente solo se a crescere sarà appunto il livello della nostra nazionale. E il mantenimento della top division, seguito magari anche dalla qualificazione olimpica in futuro, sono requisiti fondamentali per rilanciare l’hockey.

 

 Il Bolzano (che gioca nella EBEL) sembra essere l’unica realtà in Italia capace di essere competitiva. Ci può spiegare com’è attualmente strutturato l’hockey su ghiaccio in Italia?

L’Alps Hockey League racchiude le migliori squadre italiane, in lotta con compagini austriache e slovene. Tra le italiane in Alps ci si sfida poi per lo scudetto mentre esistono poi le seconde leghe nelle quali sono inserite tutte le altre compagini. Prevalentemente si parla di squadre esistenti nel nord Italia. E il motivo è semplice. Al nord le temperature consentono con maggior facilità il mantenimento del ghiaccio e la riduzione dei costi. Al centro e al sud fa troppo caldo e diventa davvero impegnativo mantenere in attivo e gestire senza perdite un palaghiaccio.

 

La Nazionale si dice che è lo specchio del movimento in generale. Ed in tal senso, inutile negare che per l’Italia sembrano essere passati i “tempi d’oro”. Cosa è veramente cambiato in 20 anni? Quali errori sono stati commessi?

 

Non sono abbastanza informato nel dettaglio sul passato per esprimermi in maniera precisa. Credo però che la nuova strada, improntata sulla valorizzazione dei giovani italiani, sia quella giusta. Gli oriundi dalla carta d’identità non più freschissima o dal valore discutibile servono e servivano a poco. Meglio quelli di valore, o i giovani di casa nostra che vestono con orgoglio la maglia azzurra. Allargo il campo e dico anche che le partite infelici di qualche anno fa contro ad esempio il Giappone o la Corea sono servite a far si che, l’anno successivo, gli stessi giocatori si ricordassero dei ko subiti. E agissero di conseguenza per evitare finali simili. Migliorando e andando a conquistarsi la top division per poi mantenerla.

 

Cosa pensa del Campionato del Mondo 2019 dell’Italia? La salvezza raggiunta è parsa essere quasi un mezzo miracolo. Anche se del resto, gli “Italiani” ci hanno abituato storicamente ad essere capaci di tirar fuori l’orgoglio al momento giusto.

 

L’Italia si è salvata. E questo era l’obiettivo. C’è stata anche fortuna, non lo neghiamo. Ma alla fine i risultati hanno dato ragione agli azzurri, così come ai britannici; e torto ai francesi e agli austriaci. Il valore dell’Italia è stato quello di essere consapevole dei propri limiti ma di avere, al tempo stesso, fiducia nel cuore e comunque in un gioco che contro l’Austria ci ha permesso di vincere. Sarà durissima rimanere in top division anche l’anno prossimo ma la salvezza in questo 2019 non era scontata. E l’anno prossimo i nostri azzurri avranno nella testa e nelle gambe un anno di hockey per fare maggiore esperienza e un mondiale già giocato, quello appena concluso, di cui far tesoro per migliorare.

 

Quali sono attualmente i giocatori “di punta” del movimento? E quali sono gli uomini su cui puntare per il futuro?

Bernard tra i pali al mondiale ha fatto un torneo straordinario, ma anche i più giovani del gruppo azzurro come Lambacher, Hochkofler, Ramoser, Pavlu, Deluca e Morini, ad esempio, sono comunque in un momento della loro carriera nella quale si può crescere ulteriormente. Nomi aggiuntivi ce ne sono da fare, alcuni dei quali rimasti ad esempio fuori dalla convocazione al torneo iridato, ma credo sia importante lavorare giorno dopo giorno per valorizzare chi è già nel giro azzurro e al tempo stesso non perdere di vista i possibili innesti che da qui a Svizzera 2020 potrebbero confermarsi, migliorarsi e mettersi ulteriormente in luce. 

 

Come detto in precedenza, ci siamo accorti che tra la gente c’è molta fame di hockey su ghiaccio. Ce lo può confermare?

 

Si, tra chi vive nelle città in cui l’hockey è conosciuto la fame è tanta. E molti sono anche quelli che si sono avvicinati a questo sport vedendo l’Italia a questo mondiale, grazie ad Eurosport che ha acquisito i diritti della competizione per il nostro paese. Rimanere a questi livelli, e magari riuscire ad inserire un’altra squadra italiana in EBEL potrebbero essere ulteriori step in avanti per mantenere l’hockey in tv, nei siti internet e nei giornali con maggior continuità.

 

Cosa pensa del discorso “oriundi”? Pensa che potrebbero essere una risorsa? O meglio, pensa che sia fattibile (sensato) andare a ricercare – magari nei campionati Nord Americani – quei giovani Canadesi o Americani con origine Italiana di talento che potrebbero dare una mano ad aumentare il livello tecnico? Del resto in Polonia, l’ex allenatore Ted Nolan ci aveva provato (invero senza successo…) per far crescere la Nazionale Polacca.

 

Come detto poco fa in un’altra domanda, gli oriundi “sensati” hanno senso. Ma senza dimenticare gli italiani che abbiamo già in casa. La carbonara va fatta con il pecorino, il guanciale, la pasta fatta in casa e le uova del pollaio della nonna. Poi è chiaro che se trovo dei gamberi di qualità, posso provare a fare una carbonara di mare. Ma deve essere un’alternativa di qualità che mi può dare soluzioni di un certo tipo; non sostituirò mai un guanciale italiano per un qualsiasi affettato d’oltreoceano. Che magari costa meno, o che si presenta con un packaging migliore. Ma che poi, al palato, risulta scadente. Puntiamo alla qualità, siamo italiani e credo sia questa la strada da seguire.

 

In Svizzera abbiamo ancora tutti in mente il grande Gaetano “Gates” Orlando… il quale ha fatto le fortune di SC Berna e HC Lugano ed è attualmente nella struttura scouting dei New Jersey Devils. Quali ricordi avete di lui? Ed è impensabile che possa giocare un ruolo nell’Italia hockeystica del futuro? Magari anche solo come ambasciatore.

 

Come ambasciatore di sicuro. Come parte attiva in un eventuale staff tecnico azzurro la vedo più difficile semplicemente perché non credo rinuncerà a breve ai suoi incarichi a New Jersey per tornare in Italia. Potrà accadere magari in futuro, quando si sarà ritagliato qualche soddisfazione di spessore con i Devils. Ma la vedo dura possa entrare a tempo pieno nello staff azzurro. Di sicuro si potrebbero incrementare le occasioni di collaborazione tra l’hockey italiano di oggi e i grandi del passato che attualmente stanno lavorando con risultati importanti all’estero. Ma è anche giusto che, se una Federazione dà fiducia ad un determinato staff, poi lo si metta nelle migliori condizioni di lavorare. E di farlo soprattutto con la necessaria tranquillità.

 

Quale futuro, secondo lei, per l’hockey su ghiaccio Italiano?

 

Un futuro con possibilità importanti. Il lavoro difficile inizia subito dopo il mondiale. Se lo si imposterà in maniera corretta arriveremo a Svizzera 2020 ancor più preparati di quanto lo siamo stati in Slovacchia. Fossi io a capo del movimento, lavorerei per far crescere ancor di più l’Alps, terrei d’occhio i tanti giovani che giocano all’estero e proverei a lavorare, mettendo assieme realtà di spessore dell’hockey italiano, per inserire una seconda squadra in Ebel. 

 

Qual’è una domanda che potevamo farle e non le abbiamo fatto? Si ponga una domanda da solo, e ci dia una risposta (questa è stile Marzullo 🙂 )

Beh, eccola. Cosa potete fare voi giornalisti per l’hockey italiano? E la risposta è semplice: lavorare in maniera appassionata, come e più di quanto facciamo ora. E magari scendere sul ghiaccio per avvicinarci ulteriormente a questo sport, unendo eventi a scopo benefico, tavole rotonde sull’hockey italiano e approfondimenti aperti ai tifosi; stiamo lavorando su questo fronte per provare a creare una rappresentanza italiana di hockey ghiaccio composta da giornalisti e operatori nel mondo dei media. Credo che un paese, con una nazionale in top division, non possa non avere anche giornalisti-hockeisti. Lo dico tra l’ironico e il serio, ma credo possa essere una bella occasione per uscire, anche in questo modo, dalla nicchia. E noi ci stiamo provando. Giornalisti sul ghiaccio…il nostro livello da giocatori non sarà eccelso, ma può essere un piccolo tassello per fare squadra anche tra di noi ed essere ancor più compatti nel diffondere al grande pubblico le gesta degli hockeisti e delle hockeiste del nostro paese. Anzi, se avete per caso i contatti di qualche squadra “press & media” di altri paesi fatemelo sapere. Che iniziamo a sentirci per organizzare qualche bella sfida 😉

 

Grazie mille per la tua disponibilità, Johnny!

E buona fortuna all’Italia per il futuro. L’hockey su ghiaccio è uno sport fantastico e merita la giusta attenzione. Anche in Italia. Una nazione dove l’hockey magari non sarà mai lo sport nazionale… ma una nazione dove anche questo sport merita spazio e rispetto!

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