Il Lugano ha concluso la sua stagione dopo 4 partite di quarti di finale. Gli ZSC Lions non si sono nemmeno qualificati per i playoff. E dire che queste due squadre, poco meno di 12 mesi or sono, ci avevano regalato una finale stratosferica conclusa dopo 7 vere e proprie battaglie!

Ma era poi davvero così imprevedibile che queste due squadre non sarebbero riuscite a ripetersi? Nì…

Diciamocelo, parlare con il senno di poi è sempre facile. Tuttavia c’è un precedente del recente passato – stagione 2013-14 – che ci ha fatto capire come la caduta dalle stelle alle stalle non è poi così improbabile. Stiamo evidentemente parlando del Berna, Campione nella primavera del 2013 e costretto a giocare i playout appena un anno dopo.

Come possono succedere queste cose? Passi il Lugano, che comunque in questa stagione ai playoff ci è arrivato e la scorsa stagione ha vissuto sulla sua nuvoletta per alcuni mesi. Ma gli ZSC Lions? Erano già fortissimi. Si sono pure rinforzati. Sembravano insomma una corazzata insuperabile.

Ed ecco allora che entra in gioco il fattore mentale, sempre più importante nello sport professionistico moderno.

Certe emozioni come quelle vissute la scorsa stagione in 7 partite ti lasciano il segno. Nel bene e nel male. Ti svuotano internamente anche se alla fine sei stato tu a sollevare l’ambìto trofeo. E non è facile poi ricominciare da zero… senza dimenticare che le vacanze sono più corte e che entrambe le squadre hanno poi preso parte alla Champions Hockey League.

Durante una Regular Season tutte le squadre vivono degli alti e bassi. Ma quando li vivi durante la stagione successiva a quella di una finale – immaginiamo… – non deve essere facile gestire la situazione. Tutto quello che fino a pochi mesi prima ti riusciva perfettamente, all’improvviso sembra un lontano ricordo. Un ricordo che tuttavia, ti fa credere – fors’anche inconsciamente – che tanto, prima o poi, le cose torneranno ad andare come prima. E se questo non succede, si inizia ad entrare in un vortice di emozioni negativo che ti fa salire l’ansia e la pressione.

I tifosi si chiedono perché la squadra non rende… I giocatori sanno di avere le qualità per fare meglio, sanno che ce la stanno mettendo tutta. Eppure i risultati non arrivano, o quanto meno non arrivano come auspicati.

Nel passato abbiamo avuto il piacere di fare alcune chiacchierate-interviste con Fausto Donadelli, uno dei principali mental coach della Svizzera italiana… ed abbiamo avuto la conferma di quanto già pensavamo, ossìa che il mentale nello sport professionistico moderno non è tutto ma fa tantissimo. Lui, e ci fidiamo evidentemente, sosteneva in un’intervista con noi che, in base ai risultati delle ricerche, allenando il mentale le prestazioni di un atleta professionista possono aumentare dell’80%, 85%, 90%. Quanto elevato è il livello agonistico dell’atleta, tanto più la sua preparazione mentale sarà importante.

Inoltre, altra cosa sostenuta da Fausto Donadelli, nello sport di squadra è fondamentale la dinamica di gruppo. Ed in tal senso, ci viene da credere che sia a Lugano che a Zurigo non si è creata la giusta dinamica indipendentemente dal valore reale delle squadre.

Badate bene che quando diciamo che non si è creata la giusta dinamica, non diciamo che ci sono stati problemi nello spogliatoio. Questi, se ci sono stati, lo sanno solamente i diretti interessati.

Dunque, a nostro modesto parere… dinamica di gruppo e fattore mentale. Questi sono i fattori che hanno impedito a Lugano e Zurigo di essere ancora in corsa per il titolo. Senza dimenticare che non tutte le ciambelle riescono con il buco. Puoi avere a disposizione i migliori ingredienti possibili, ma se poi non riesci ad assemblarli, il rischio di avere una ciambella senza buco è sempre alto.

In tal senso, inutile negare che sono sicuramente stati fatti degli errori. Nella programmazione e nella gestione.

Il rischio di avere una ciambella senza buco poi è ancor più alto in un contesto come quello attuale che vede una LNA estremamente equilibrata e competitiva! E questo, probabilmente, è per finire il terzo fattore che ha impedito a Lugano e Zurigo di fare bene. Non si può negare infatti che questa stagione è stata estremamente equilibrata e questo ha impedito alle squadre di recuperare il divario con le altre dopo i periodi negativi.

Senza dimenticare, ad ogni modo, che sia Bianconeri che Leoni sono arrivati a poche vittorie dal concludere la stagione al terzo posto in classifica… tanto per far capire che il margine tra il “successo” e “l’insuccesso”, non è mai stato così minimo come in questa stagione.

Poi certo, noi tutti (inclusi noi, evidentemente) siamo sempre i migliori allenatori… i migliori DS… i migliori Presidenti… e soprattutto abbiamo la memoria corta senza dimenticare che, comprensibilmente, la riconoscenza non è di questo mondo.

Ma la realtà è che non si può sempre vincere o convincere. È il bello ed il brutto dello sport. A volte si fanno errori, a volte si fanno scelte azzeccate. A volte, semplicemente, le cose vanno bene o male. Dopo tutto, l’hockey è uno sport fatto di dettagli… ed i dettagli, questa stagione, hanno detto male a Lugano e Zurigo.

Due squadre che comunque, e questa è un’altra bella cosa dello sport, potranno cercare di rifarsi già dalla prossima stagione.

Buone vacanze, Bianconeri e Leoni!

Damiano Cansani, Barbara Kurdziel

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