17 aprile 2018, si giocava gara-3 dello spareggio promozione-relegazione tra Kloten e Rapperswil. Si impose il Kloten 3-2 grazie alla rete segnata da Denis Hollenstein dopo 102 minuti e 32 secondi di gioco. 14 marzo 2019, si è giocata gara-3 dei quarti di finale tra Berna e Ginevra Servette e le Aquile si sono imposte per 3-2 grazie alla rete segnata da Johan Fransson dopo 95 minuti e 49 secondi di gioco. Per finire, 16 marzo 2019, si è giocata gara-4 dei quarti di finale tra Lugano e Zugo ed i Tori si sono imposti per 5-4 grazie alla rete segnata da Brian Flynn dopo 95 minuti e 33 secondi di gioco.  

Sì, stiamo parlando delle tre partite più lunghe della storia nel nostro campionato. Questo è successo grazie all’introduzione, alla vigilia della scorsa stagione, degli overtime ad oltranza. Niente più rigori insomma per stabilire il vincitore di una partita di playoff.

È giusto o no portare giocatori, arbitri e tifosi allo sfinimento? Vediamo…

SÌ, È GIUSTO E BELLO COSÌ PERCHÉ…

Essenza dell’hockey su ghiaccio

L’hockey su ghiaccio è uno sport per uomini veri che, specialmente durante i playoff, vanno oltre i loro limiti fisici e mentali. L’overtime ad oltranza si può dunque dire che rappresenta in un certo qual modo la vera essenza dell’hockey su ghiaccio.

Spettacolo

Chi ha avuto la fortuna – o la sfortuna, fate voi… – di assistere alle partite di Kloten, Berna e Lugano, e chi ha saputo resistere fino ad oltre la mezzanotte… ha avuto la possibilità di assistere ad un vero e proprio spettacolo. A delle battaglie di nervi emozionanti.

Rigori

I rigori non sono il modo migliore per stabilire un vincitore in quanto, se da una parte emergono le qualità tecniche dei giocatori… dall’altra si tratta pur sempre in qualche modo di una lotteria. Troppi fattori esterni influiscono sull’esito dei rigori ed è giusto che una partita di hockey su ghiaccio, sport di squadra, si decida grazie ad una giocata di squadra e non individuale.

NO, NON È GIUSTO E NON È BELLO COSÌ PERCHÉ…

Giocatori

Non abbiamo interpellato giocatori pertanto non sappiamo cosa ne pensano. Ma vedere questi ragazzi che dopo quasi 100 minuti di gioco sono stremati, con la lingua di fuori e mentalmente distrutti… non è certo salutare.

Arbitri

Durante la partita Berna – Ginevra Servette, Henrik Tömmernes è rimasto in pista 40 minuti e 56 secondi. Un record. Ma gli arbitri?! Tanto li si critica – a volte anche giustamente – ma vanno messi nelle migliori condizioni per restare lucidi mentalmente. Senza dimenticare, ma questo è un caso, che Mark Lemlin e Alex Dipietro hanno arbitrato sia la partita Berna – Ginevra Servette che la partita Lugano – Zugo. In altre parole, sono rimasti in pista 191 minuti e 12 secondi nel giro di 48 ore. Alla faccia del record di Henrik Tömmernes 🙂

Tifosi

Specialmente a Berna, diversi tifosi hanno lasciato la pista dopo il primo tempo supplementare. Comprensibilmente, del resto era un giovedì sera… senza poi dimenticare che per lunghi tratti questi tempi supplementari rischiano di diventare dannatamente noiosi in quanto le squadre hanno paura di perdere. Insomma, da un certo punto di vista, non è sempre uno spettacolo divertente.

LA NOSTRA OPINIONE

Noi personalmente siamo in tutto e per tutto a favore dei tempi supplementari ad oltranza. Per i tre motivi indicati sopra.

Una partita di playoffs di hockey su ghiaccio è giusto che si decida con un’azione di squadra e non ai rigori. Certo, i rigori sono a volte spettacolari… ma vanno bene, sempre a nostro parere, per decidere una partita di Regular Season e non una di playoffs.

Chi ha avuto la fortuna di assistere alle tre partite menzionate ad inizio articolo, si sarà reso conto di vivere una sorta di “partita nella partita”. L’ambiente con il passare dei minuti diventava quasi surreale… le buvettes probabilmente iniziavano ad essere a corto di birra… il tifoso si è immedesimato ancor di più nella squadra, in quanto lo sforzo alla fine lo stava facendo pure lui… che dire poi della gioia di chi ha segnato il gol vittoria? Certe emozioni si vivono solamente una volta nella vita.

O forse due… se vi chiamate Mark Lemlin e Alex Dipietro 🙂

Damiano Cansani, Barbara Kurdziel

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