È tempo di playoffs, il momento più importante dell’anno. Il momento dove tutto può cambiare… tutto quanto successo fino ad ora conta relativamente. Quello che conta, è quello che succederà da adesso in poi!

I playoffs sono quel momento magico durante il quale i tifosi sono autorizzati a sognare ma anche durante il quale per i giocatori significa andare oltre i propri limiti! Anche oltre i propri limiti mentali… In tal senso, e proprio alla vigilia dei giochi per il titolo, abbiamo avuto la possibilità e fortuna di scambiare alcune opinioni con il mental coach Fausto Donadelli.


Attualmente Fausto Donadelli è uno dei principali Mental Coach sportivi della Svizzera Italiana, opera prevalentemente in Ticino pur seguendo atleti in ogni parte del mondo.

Collabora da oltre 15 anni con atleti ed allenatori di differenti discipline sportive (sia individuali che di squadra), allo scopo di performare le prestazioni e raggiungere risultati di rilievo in competizioni nazionali ed internazionali, insegnando in modo efficace la gestione delle emozioni, della pressione, dello stress e del cambiamento.

Fra i vari clienti si possono annoverare Club ed atleti in National League, Serie A, Super e Challenge League, UCI ProTour (ciclismo), tennisti ATP – WTA, Lega Pallavolo A, atleti d’atletica Leggera, pattinatrici su ghiaccio ed altri professionisti in diverse discipline sportive.

www.donadelli.eu


Abbiamo voluto cercare di capire qualcosa in più sui playoffs dal punto di vista mentale.

L’INTERVISTA CON FAUSTO DONADELLI

Si dice spesso che quando iniziano i playoffs inizia un’altra stagione. I fatti molto spesso sembrano confermarlo. Ma è mentalmente possibile dimenticare la Regular Season per concentrarsi sui giochi per il titolo?

In realtà non è che ci si dimentica della regular season appena terminata, semplicemente si è coscienti che rappresenta “il passato” e che “ora” incomincia la vera sfida, quella per portare a casa il titolo, in cui tutto viene messo nuovamente in discussione.

Un giocatore durante i playoffs sembra vivere in un mondo tutto suo. Un mondo fatto di hockey, hockey, un po’ di famiglia magari…, e ancora hockey. Qual’è il modo migliore di gestire questa situazione?

In effetti è così ma, se ci pensi, per poco più di un mese si giocherà praticamente una partita un giorno sì e uno no, poi mettiamo in conto i tempi di trasferta e ci accorgiamo che per il “privato” c’è veramente poco spazio. Di contro si ha la possibilità di creare più legame di gruppo ove vi è terreno fertile.

Penso che non esista un modo migliore per, ognuno ha le sue esigenze e ognuno ha una sua vita privata, la cosa importante è che in qualsiasi caso non si “scarichino” le proprie frustrazioni o il proprio malessere al di fuori dell’ambiente sportivo.

Dal tuo punto di vista, i playoffs sono più stancanti mentalmente o fisicamente?

Direi entrambe le opzioni, semplicemente la proporzione però a mio parere è 60% mentalmente e 40% fisicamente. Infatti se il corpo è in riserva di energie ma si “è nella zona”, nel “flow” a livello mentale, si riesce a non sentire la fatica e gli acciacchi muscolari fino al termine del match ma, viceversa, se si è scarichi mentalmente allora non si è in grado di gestire al meglio le proprie risorse e qualità fisiche.

Si sente spesso dire, dopo una sconfitta, che… “è il passato, adesso pensiamo alla prossima partita”. Ma è davvero così? È mentalmente possibile?

Certo che lo è, ma solo a determinate condizioni ovvero: credo nelle mie capacità, nel mio valore e nel fatto di meritarmi la vittoria. In questo modo sarò in grado di trasformare una sconfitta in insegnamento e applicare le giuste strategie per aggiustare il tiro e portare a casa la vittoria. In caso contrario sono parole di circostanza, prive di ogni utilità se non quella di tentare di esorcizzare una paura latente.

Il portiere gioca un ruolo chiave nell’hockey su ghiaccio. Durante i playoffs, ancora di più… come prepararsi per le settimane più importanti dell’anno?

Se rispondessi a questa domanda verrei meno ai miei impegni contrattuali nonché etici dato che non è un segreto che lavoro insieme a Elvis Merzlikins da quando è cominciata la sua avventura da professionista. Posso dirti però che l’obiettivo è sicuramente mantenere sempre alte concentrazione e determinazione, il come è un’altra storia.

Secondo te, nello sport moderno, fa ancora veramente la differenza giocare “in casa” o “in trasferta”?

Decisamente si, il giocare in casa crea una sorta di “ancoraggio emozionale”. Mi spiego meglio, giocherò nel campo dove mi alleno ogni singolo giorno, dove ho provato ogni soluzione, dove ho condiviso più tempo con i miei compagni e dove ho provato la maggior parte delle emozioni possibili legate alla mia disciplina. Poi aggiungiamoci il tifo e abbiamo tutti gli ingredienti creare le giuste condizioni per espandere ancor più questa emozione capace di generare vere e proprie iniezioni di fiducia e motivazione.

Ci sono giocatori che sono veri e propri animali da playoffs. Quei giocatori che, indipendentemente dal livello tecnico, in un modo o nell’altro nei giochi per il titolo si trasformano e diventano inarrestabili. Cosa li distingue “mentalmente”?

La risposta è semplice: la differente motivazione. Vorrei però chiarire perché spesso si tende a fare una gran confusione riguardo la motivazione. Non ci si motiva facendosi un’iniezione di motivazione, ci si motiva quando ci sono condizioni necessarie affinché la motivazione venga favorita. Ecco, per alcuni giocatori più che per altri, le frequenza ravvicinata delle partite, il poter giocare a più riprese contro la stessa squadra, il sentire nell’aria il profumo del titolo, fa si che ci si trasforma in veri e propri “ animali da playoff”

Puoi spiegare a chi ci legge, secondo la tua esperienza personale, cosa significa vivere il periodo dei playoffs per un professionista?

In realtà ogni professionista, come ogni persona del resto, ha una percezione della realtà tutta sua e di conseguenza un modo tutto suo di vivere questo periodo. Per alcuni è necessario tenere alte concentrazione e rendimento e per farlo devono avere il tempo in cui poter ritrovare la giusta condizione. Il che significa estraniarsi dalla propria quotidianità a favore della performance, anche se questo volesse dire allontanarsi dai propri affetti. Per altri invece questo è il periodo in cui si sentono più “vivi”, talmente sono motivati, che devono avere spazio e tempo di scaricarsi dopo ogni partita giocata. Certo è che l’adrenalina rimane l’ormone più presente nei loro corpi.

Per finire, non puoi non farci un tuo pronostico per gli imminenti playoffs…

Posso dirti che per me il Lugano, a dispetto di ciò ha fatto vedere fino ad ora, possiede tutte le qualità per portare a casa il titolo. Naturalmente se riuscirà a ritrovare quell’alchimia che si era creata la scorsa stagione. Non ti nascondo che mi piacerebbe vedere le due ticinesi affrontarsi.

Grazie mille, Fausto!

Advertisement