È dunque andata in archivio l’ennesima Deutschland Cup, la seconda dell’era Fischer, un torneo definito, a nostro avviso troppo severamente dallo stesso Patrick, “catastrofico”.

Vero tuttavia è che le tre sconfitte su tre non fanno rima con l’obiettivo dichiarato alla vigilia, quindi alcune riflessioni si impongono nel complesso, dato che quest’anno, per l’ennesima volta nelle ultime stagioni, si è deciso di cambiare qualcosa.

I PROBLEMI

Sempre i soliti, triti e ritriti:

  • Incapacità di trovare la via del gol;
  • Situazioni speciali mal gestite;
  • Incapacità di reagire alle avversità.

È chiaro che se i problemi, come detto, sono triti e ritriti, il problema di fondo è un altro, ossia l’incapacità di andare oltre i propri limiti, ed in questo caso di sfidare le squadre di pari categoria con quella sana “consapevolezza nei propri mezzi” di poter portare a casa il risultato.

COSA FUNZIONA

  • La squadra nel suo complesso non è malaccio, ed i gol segnati da Herren e Rod nell’ultima uscita sono un ottima notizia per il futuro prossimo, anche se i giocatori che fanno la differenza non sono più di un terzo dell’organico a disposizione;
  • Pur se non ancora con la continuità necessaria, l’idea di gioco è molto interessante e propositiva;
  • Per finire anche le reazioni al termine di questo torneo di preparazione fanno ben sperare, in quanto nessuno, ma proprio nessuno, sembra aver sottovalutato queste tre sconfitte.

E da quì bisogna partire…

L’AVVICINAMENTO AI MONDIALI

Già, perché se è vero che ai mondiali manca ancora moltissimo tempo, lo stesso vola e le occasioni di incontrarsi tutti insieme non saranno moltissime.

Sarebbe ingeneroso, e pure supponente, giudicare la Nazionale 2016/2017 dopo le tre prestazioni di questa Deutschland Cup, ed allora ci piace pensare che questi tre schiaffi possano generare nella squadra una reazione positiva.

Il nuovo assistente allenatore Tommy Albelin, il cui incarico sarà principalmente legato alla fase difensiva ed alle situazioni speciali, ha potuto rendersi conto quali sono i problemi della squadra e siamo certi che lavorerà al meglio per trovare delle soluzioni.

Patrick Fischer si è mostrato al solito molto motivato, ed è sinceramente arrabbiato per come il torneo si è concluso. Ha potuto prendere un primo contatto con la squadra e certamente avrà le idee ancora più chiare su come, e soprattutto su chi, lavorare.

I prossimi impegni saranno fondamentali per farci capire un po’ di più su questa Nazionale, e su quali potranno essere i reali obiettivi per la rassegna iridata.

IL NOSTRO PUNTO DI VISTA

Non crediamo che questo triplice “stop” debba preoccupare più di tanto, a patto che ci si renda finalmente conto che la Svizzera non è una top six, non regolare quanto meno!

Questa Deutschland Cup deve essere archiviata (ma non dimenticata) come la peggiore mai disputata dai Rossocrociati, che dagli anni 2000 ad oggi solamente in un altro caso erano tornati dal torneo Tedesco senza vittorie (nel 2002, ma erano ancora i tempi del grande Reto Pavoni a guardia dei pali), e guarda caso con la stessa differenza reti di quest’anno (3 gol fatti, 10 subiti)…

Quell’anno, ai successivi Campionati del Mondo, la Svizzera non riuscì a qualificarsi per i quarti di finale, e questo non può e non deve ripetersi quest’anno.

Ecco perché è importantissimo fare tesoro di questa esperienza, prendere quanto di buono fatto e studiare a fondo come limare le difficoltà riscontrate!

L’obiettivo di Fischer è ambizioso, e fors’anche rischioso per la sua stessa posizione; non solo qualificarsi minimo per i quarti di finale, ma anche farlo con un atteggiamento propositivo e tramite il bel gioco.

Il Tecnico ha certamente gli attributi, e questo al di là di qualsivoglia simpatia personale per il personaggio, gliene deve essere dato atto.

Quello di cui ora necessita più che mai, è di tranquillità, specialmente dall’esterno! A fine maggio si tireranno poi le somme, quando dopo il suo secondo mondiale si dovrà decidere se continuare con lui un progetto a lungo termine, oppure fare l’ennesima rivoluzione…

Noi restiamo dell’idea, per il bene della Nazionale, che la soluzione ideale sarebbe quella di una struttura che va dalla prima squadra fino alle giovanili tutta gestita da Arno Del Curto, magari con lo stesso Fischer quale allenatore, anche se i potenziali risultati potrebbero richiederebbero anni.

Ma certamente ad una condizione: che venga lasciato il giusto tempo per lavorare!

Il buon Arno è di certo un “guru” dell’intero movimento Svizzero, ma non bisogna dimenticare che a Davos ha sempre potuto lavorare con relativa tranquillità, passando da trionfi a mezzi tonfi, potendo fare il bello ed il cattivo tempo…

Se si decidesse di puntare su di lui (e se lui accettasse dato l’ambientino che gira di solito attorno alla “Nati”…), bisognerebbe dargli realmente carta bianca, e non semplicemente contare sul suo nome con la speranza che funga da bacchetta magica, perché quella non esiste!

Noi crediamo che il problema principale della Nazionale Svizzera al giorno d’oggi nulla ha a che vedere con la qualità tecniche, con l’allenatore, con lo staff… quanto piuttosto in una mentalità piuttosto “Elvetica” che andrà smussata con un lavoro di fondo sulle giovani leve.

Parlando di giovani leve… vogliamo concludere salutando con piacere i primi gol in Nazionale di Herren e Rod, due elementi che potranno tornare molto utili non solo in prospettiva ma anche nel presente, e questa è forse la notizia più bella di questo primo scorcio di stagione per la Nazionale.

Buon lavoro, “Nati”!