reddite quae sunt Zeman Zeman et quae sunt Manzo Manzo

Traduzione dal latino: “Date a Zeman quello che è di Zeman e a Manzo quello che è di Manzo”

Praticamente dall’inizio del campionato di Super League, nei corridoi dello stadio, nei bar e specialmente sui social network, uno degli argomenti più gettonati nell’ambiente Luganese è il paragone tra il passato (Zdenek Zeman) ed il presente/futuro (Andrea Manzo).

C’è chi dice… “Se non ci fosse stato il Maestro stareste marcendo in Challenge League, e quest’anno ve li sognate certi risultati”.

E chi ribatte… “Bene che se ne sia andato, lui ed il suo essere arrogante e saccente. Grazie di tutto ed a mai più rivederci, e non dimentichiamo che senza i suoi errori lo scorso anno ci saremmo salvati prima ed avremmo una coppa in bacheca”.

E altri ancora che invece… “Grazie di tutto Zeman, di te conserveremo un bel ricordo, ma ora l’allenatore è Manzo, che sta pure dimostrando di saperci fare”.

Fortunatamente quest’ultimi sono la maggioranza, e ciò permette alla situazione di non degenerare, tuttavia gli altri due schieramente sono ben compatti ed equamente divisi.

Premessa: quando ci sono schieramenti tanto compatti, ed altrettanto numerosi, è molto probabile che la verità stia nel mezzo. E questo ci sembra proprio che sia il caso.

COMMENTO

Anzitutto ringraziamo Zdenek Zeman per esserci cimentato nella nostra “piccola” realtà, per la salvezza raggiunta e per la finale di Coppa Svizzera conquistata.

La scorsa stagione rimarrà nella mente di chiunque abbia a cuore i colori Bianconeri, vuoi per la salvezza raggiunta, vuoi per quella Coppa solo sfiorata, vuoi per delle trame di gioco che a tratti hanno realmente fatto spellare le mani dagli applausi alla platea che, pian piano, è tornata ad affezionarsi alla squadra di calcio cittadina.

Il Boemo è riuscito inoltre a valorizzare moltissimi elementi della rosa, con la sola eccezione di Bottani, confermando quella che era e resta la sua qualità migliore, ossia l’insegnare calcio, cosa sempre più rara in un mondo dove l’unica cosa che conta è il risultato.

Infine, cosa non di poco conto, è riuscito a portare attenzione mediatica alla squadra, alla città ed ai giocatori stessi, che alla fine sono coloro che scendono in campo.

Allo stesso tempo non si può negare che la gestione della pausa invernale è stata catastrofica, e quale logica conseguenza il Lugano ha conquistato la meritata salvezza sul campo unicamente all’ultima giornata.

Gli atteggiamenti del Boemo, che hanno infastidito molti, forse non sono stati ineccepibili, ma parlando con persone “vicine” al mondo Zemaniano, ho potuto avere la conferma di quello che già credevo, ossia che certe frecciatine erano volte unicamente a stimolare l’ambiente in un momento delicato.

Si può discutere se questo sia produttivo o contro-produttivo, ed ogn’uno avrà le proprie opinioni in merito, che saranno molto probabilmente tutte giuste e degne di approvazione.

Difficile da dimenticare anche il modo con cui Zeman ha lasciato Lugano; forse in cuor loro molti tifosi si sono sentiti traditi da colui che, con il tempo, hanno imparato ad apprezzare e rispettare. Anche considerando che, ad oggi, Zeman continua ad essere disoccupato mentre a Lugano avrebbe potuto proseguire il lavoro, con il “plus” di un anno di esperienza nel campionato Svizzero alle spalle.

Siamo però oggi in una nuova stagione, iniziata bene, e sulla panchina siede Andrea Manzo.

Il buon Andrea è una persona molto intelligente, non si è mai prestato (e mai si presterà, ne siamo certi) a quei giochetti del “confronto” che altro non farebbero che destabilizzare un ambiente che sembra aver trovato una sua dimensione ideale.

Sempre il buon Andrea, da persona molto colta sportivamente e non solo, mai ha negato che il lavoro del “Maestro” sia stato ottimo, e che ne sfrutterà fino a fondo ogni residuo, aggiungendoci un qualcosa di suo.

Parlare ora di confronti, appare quanto meno azzardato, le somme andranno fatte alla fine, a parità di partite e di tempo a disposizione (anche se il fardello della finale di Coppa sarà molto difficile da colmare).

Noi, di tanto in tanto, torneremo sull’argomento. Non per paragonare il Lugano di Zeman ed il Lugano di Manzo, ma per paragonare la prima stagione in Super League e la seconda del Lugano.

Perché quello che conta è la squadra, i giocatori che scendono in campo.

Ci piacerebbe immaginare un futuro prossimo dove certi argomenti vengano ritenuti superati, dove i tifosi del Lugano proseguano nel loro “dovere”, ossia quello di incitare Manzo ed i suoi boys, e dove i seguaci del Maestro Boemo possano continuare a seguire con simpatia la squadra allenata lo scorso anno dal loro allenatore.

Fortunatamente, e quì ci ripetiamo, chi la pensa così continua ad essere la maggioranza.

Conclusione:

Prendendo in prestito una citazione di Gesù riportata nei Vangeli, ed utilizzata anche da un nostro lettore: “Date a Cesare quello che è di Cesare”.

Zdenek Zeman ha svezzato la squadra durante la sempre complicata prima esperienza in Super League, ha migliorato le qualità di parecchi giocatori mentre ad altri ha trovato una collocazione ideale, ha portato a Lugano degli accorgimenti ed una mentalità che, ne siamo certi, viene utile ancora oggi a tutta la società e verrà utile pure in futuro.

D’altra parte aggiungiamo: “Diamo a Manzo quello che è di Manzo”, e soprattutto lasciamolo lavorare. Ora l’allenatore del Lugano è lui, e le premesse sembrano ottime.

Ci piace pensare che la transizione Zeman-Manzo altro non sia che l’inizio di una bellissima storia che può portare il Lugano a stabilirsi definitivamente nell’élite del calcio Nazionale, grazie all’aiuto di tutti, di chi c’è e di chi c’è stato.

Se lo meriterebbe il Presidente Renzetti anzitutto, che magari a volte anche sbagliando, sta dimostrando un amore viscerale per questa società!

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